Università Pontificia Salesiana - Roma


Informazione come bene comune. Il contributo di Giancarlo Zizola a cura di Paola Springhetti - ©Iolanda SquillaceAd inaugurazione della Settimana culturale delle Scienze della Comunicazione (Roma, 5-11 Maggio 2013), promossa dall'Ufficio di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, è stato presentato presso l'Università Salesiana il libro Mediaetica: l'informazione come bene comune. Il contributo di Giancarlo Zizola (UCSI, Roma 2013) curato da Paola Springhetti docente di giornalismo presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale.

Giancarlo Zizola, giornalista cattolico scomparso due anni fa, per buona parte della sua carriera, si è occupato di Chiesa e religione. Autore di più di trenta saggi, non amava farsi chiamare "vaticanista" ma "religionista" in quanto preferiva una visione più aperta di Chiesa. L'unico libro sulla comunicazione comincia a scriverlo negli ultimi anni della sua vita quando gli viene affidata a Padova la cattedra di "Legislazione ed etica dei media".

Questo testo, frutto dei suoi quarant'anni di esperienza professionale da cronista e poi da docente e rimasto incompleto a causa della morte, è stato oggi ultimato grazie al contributo della giornalista e docente Paola Springhetti che ne ha curato la stesura finale.

Al centro delle riflessioni di Zizola c'è il sistema dei media, un sistema che è in grado di arare in profondità le coscienze sia dei cittadini che delle comunità; un sistema che è in grado di influenzare giudizi e pregiudizi della società; un sistema dei media visto come industria del consenso.

Zizola vede l'informazione come un sapere da diffondere «o in ordine conoscitivo o in ordine pratico» (prendendo spunto da una celebre citazione del suo collega Emilio Rossi). Un'informazione che aiuti tutti a vivere in società, uomini tra uomini e cittadini tra cittadini. Un'informazione che tenga a bada il potere di chi, invece, vuole avocare a sé le coscienze comuni.

Ma allora è possibile immaginare un'informazione eticamente sostenibile? E come si attua ciò?

Lo si fa, innanzitutto, definendo delle regole (o rispettando quelle già in vigore); lo si fa creando una coscienza individuale di tutti coloro che operano nell'ambito dei media (giornalisti, cronisti, autori ecc). Ma molte volte non basta autoregolamentarsi ma è necessaria è un'etica condivisa dei media, quella stessa etica che richiede un'informazione costruita su un linguaggio veritativo e che crei condizioni di indipendenza e pluralismo.

Mediaetica - Paola Springhetti. ©Iolanda SquillacePiù di una volta Zizola si sofferma sui suoi tre punti necessari per poter praticare un'informazione corretta e autentica: la ricerca della verità dei fatti, l'indipendenza del giudizio e il rispetto della dignità della persona.

E, infine, uno sguardo all'avvento di internet che ha portato un nuovo volto nel mondo dell'informazione. Tutti, infatti, siamo corresponsabili di ciò che pubblichiamo sul web. È ipotizzabile allora una deontologia singola per ogni cittadino?

Zizola non ci da una risposta ma ci riporta nuovamente al concetto di etica pubblica come l'unica via praticabile per fare informazione al servizio del bene comune. I media, infatti, possono essere una grande «tavola rotonda dell'umanità» (Benedetto XVI) se rimangono a servizio del bene comune.

 

Prossimo appuntamento: mercoledì 8 maggio ore 12.15 Aula CS1: L’abbigliamento “sovversivo” di Gandhi. Storia e comunicazione.
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