Università Pontificia Salesiana - Roma


allievi seminarioSono stati tre giorni davvero generosi e generativi quelli organizzati dalla FSC e dall'UCSI Lazio sul rapporto tra giornalismo e ricerca della verità (Cercare la verità per condividerla).

Ospiti eccellenti e un dibattito vivace su una professione che per alcuni deve poter tornare a riflettere su se stessa, se vuole ritrovare slancio e integrità.

Impossibile riportare l’intero contenuto di tutti i numerosi contributi (la formula del seminario era una sorta di colloquio), ma può essere utile tracciare alcuni frammenti che testimoniano la qualità del pensiero espressa e condivisa. A cominciare da Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per le Comunicazioni Sociali che ha insistito sulla verità come processo e sul rapporto imprescindibile verità-libertà, mentre Giancarlo Zizola, vaticanista del Sole 24 Ore e docente di Etica all’Università di Padova, delineava una catastrofe antropologica che ha portato le coscienze ad essere sottoutilizzate essendo queste sottoposte a dominazione omeopatica la quale non fa male, ma sospende le libertà democratiche.
 
Milena GabanelliInteressante il dibattito acceso da Paolo Ruffini, direttore di Rai3 sul ruolo dei media rispetto all’identità culturale e sulla possibilità di fare programmi generalisti che contengano una qualità intrinseca che spesso poi il pubblico premia. E qui si è parlato di Report, in un incontro poi approfondito con la stessa Milena Gabanelli. L’autrice ha scelto l’inchiesta, una forma di giornalismo poco utilizzata in Italia, e il programma si è progressivamente imposto grazie al crescere degli ascolti. La grande affinità del gruppo di lavoro (giornalisti freelance) in termini di approccio, linguaggio e capacità tecniche ha consentito a questo team di creare un caso straordinario di ricerca della verità che è riuscito a mantenere la sua freschezza e autonomia rimanendo fuori dai ‘salotti’ e da tutto quel sistema di relazioni che spesso l’informazione intrattiene con il potere (politico o industriale che sia).
 
Del resto lo stesso Piero Damosso (TG1) parlava di una sorta di convenzione culturale tra giornalisti, ricordando come i criteri di notiziabilità devono poter conciliare tra loro gli opposti (non c’è novità senza memoria o conflittualità senza dialogo) se il giornalismo vuole realmente assumersi una responsabilità sociale. E Trasatti (Redattore Sociale) parlava di come i giornalisti costituiscano una categoria che si confronta poco al suo interno, diluendo probabilmente quelle qualità di ascolto-stupore-coraggio che consentono di ritrovare il senso autentico di questo lavoro.



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