Università Pontificia Salesiana - Roma


rtf_SeminarioIl Seminario tenutosi il 24 ottobre alla FSC e promosso insieme al Religion Today Filmfestival, ha proposto una riflessione sulla povertà all'interno dell'esperienza religiosa e, più in generale, nell'ambito della vita umana.

 

Di quale povertà parliamo quando parliamo di povertà? Con la sua introduzione Franco Lever, decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell'Università Pontificia Salesiana, ha voluto porre l'attenzione sulla pericolosità delle parole che si riferiscono ad una molteplicità di significati e che, in questo caso, si riferiscono alla 'privazione del necessario' come ad un 'ideale spirituale'. Sebbene nella Bibbia la distinzione sia chiara, nella nostra vita di cristiani abbiamo operato una sovrapposizione che ha anestetizzato il nostro senso di ingiustizia sociale, come se il povero – che sarà premiato nella sua prospettiva ultraterrena – sia condannato a rimanere tale. Nel Vangelo la soluzione non viene dalla ricchezza, dall'abbondanza di risorse accentrate nelle mani di quelle poche élite che si impadroniscono delle risorse di tutti e che sono sistematicamente attaccate dai profeti. Chiunque si arricchisca di beni senza crescere in umanità è destinato a diventare a sua volta avido e perverso come coloro che crescono solo ed esclusivamente nella dimensione dell'avere che poi è traducibile nella vera povertà, quella dello spirito. Nella visione dei tre film proposti (Born into Brothels di Kauffman, Alla luce del sole di Faenza e Freedom writers di LaGravenese) Lever individua tratti rilevanti che non solo definiscono diverse tipologie di povertà riassumibili attorno al tema 'non c'è soluzione', ma che in qualche modo delineano proprio la via di uscita da questa inappellabile condanna. In questo percorso di costruzione di alternative c'è sempre un testimone, di solito un educatore/mediatore, che innesca una sorta di contagio vitale sostenendo le persone in un percorso di liberazione interiore, di riconquista della propria dignità che sarà poi il presupposto per spingersi oltre nella conquista dei diritti e nella valorizzazione della propria esistenza. Ma il lieto fine non è garantito e il prezzo da pagare è alto per chi sceglie di farsi da tramite in questo difficile cammino dei disagiati. Come grandi sono le ricompense, per ogni sorriso e ogni libertà/dignità che si accende negli occhi di coloro che si sentivano senza speranza.

Nel corso dei lavori che si sono svolti in mattinata, un interessante contributo è venuto dalla professoressa Dorothea Frank che ha insistito sul potere generativo delle parole. La scelta della povertà - che sottende il sacrificio come anche la libertà dalle dipendenze materiali – contiene un seme di grande valore che è la semplicità. Non è raro che la semplicità si accompagni alla sapienza e caratterizzi un percorso spirituale come anche una produzione artistica, sia essa pittorica o letteraria. La Frank ha proposto una lettura della povertà - che combina le diverse tradizioni religiose esistenti al mondo – come un arrendersi a quel nucleo centrale che è la nostra essenza, la nostra anima, il luogo ove dimora in realtà tutta la grande ricchezza dell'essere umano in contatto con il divino. E' qui che la povertà diventa ricchezza, in quella coincidentia oppositorum che Cusano identificava come principio stesso di Dio. Per arrivare a questa dimensione è però necessario superare il dualismo così fortemente radicato nelle nostre mentalità e non temere quella 'nuvola del non conosciuto' che ci può portare a nuove e più autentiche scoperte interiori. L'apertura della mente è legata al 'vuoto', alla capacità di sostenerlo, poiché è in quel vuoto apparente che troveremo la meraviglia, la piena ricchezza della vita. Citando Kafka che in un periodo critico della sua vita scrive "come la pienezza sia già presente dentro di noi e se sappiamo chiamarla col giusto nome lei verrà. E' una specie di magia che non viene creata, ma evocata." Una specie di danza con un partner invisibile eppure sempre presente che somiglia ad un'opera d'arte unica e irripetibile come ciascuna creatura umana è. Un'ispirazione profonda attende dunque le persone che sono in grado di impoverire la mente abbandonandosi, rinunciando al controllo, per abbracciare il loro nucleo più autentico in cui possono finalmente ritrovarsi e donarsi.

 

 Le foto del Seminario (K. Novak)




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