Università Pontificia Salesiana - Roma


comunicare africaMercoledì 13 maggio 2015 l’Università Pontificia Salesiana, all’interno del programma dell’Incontro dei popoli 2015, ospita un evento che vede la FSC tra i promotori, il Colloquio internazionale Comunicare l’Africa: un’ermeneutica attuale delle lingue e dei linguaggi. L’attività riunirà studiosi internazionali delle lingue e culture africane ed esperti di comunicazione sociale e di filosofia del linguaggio per dibattere in una prospettiva multi-disciplinare su temi di grande attualità inerenti le lingue e la comunicazione sociale dell’Africa sub-sahariana.

La questione tocca sia il continente africano, sia le comunità di cittadini africani che vivono e si integrano nel nostro paese. La comunicazione è la via maestra per l’integrazione e il dialogo tra culture differenti e le lingue sono il mezzo fondamentale attraverso cui l’identità e l’appartenenza culturale vengono trasmesse da generazione a generazione e attraverso i confini etnici e politici. In Africa le nuove tecnologie di comunicazione, dalla radio alla televisione, dalla rete internet ai social network, hanno attecchito senza tuttavia compromettere la trasmissione identitaria delle tradizioni attraverso le lingue autoctone, molte delle quali sono in via di sparizione per processi culturali indipendenti dal massiccio utilizzo dei moderni mezzi comunicativi. Nel processo comunicativo come in quello educativo, l’oralità gioca sicuramente un ruolo fondamentale accanto alla consolidata scritturalità africana. La musica altresì occupa una parte importante nel processo comunicativo e troverà uno spazio di approfondimento in questo colloquio.

 

IcoCallQuesti sono i temi di fondo che si tratteranno nel Convegno, che prevede un momento di dibattito e di approfondimento in cui si darà voce a tutti coloro che possano raccontare esperienze dirette, data la folta comunità di studenti africani dell’università ospitante, vissute sul territorio di origine o all’interno delle comunità africane residenti in Italia. L’intento dell’iniziativa è di avvicinare all’ambito dell’Africa e della sua pluralità culturale un ampio pubblico, più o meno esperto, offrendo la possibilità di scendere nel vivo dell’“officina linguistica”, in uno spazio ancora oggi, in Italia, troppo trascurato. Il primo appuntamento, mercoledì 13 maggio, è per le ore 12.15, in Aula A02, per la conferenza pubblica del prof. Herrmann Jungraithmayr, docente dell’Università di Frankfurt, esperto che è stato invitato appositamente per la realizzazione di questo evento. Il resto del programma si svolgerà nel pomeriggio preso la sede della FSC.

 

Promotore dell’iniziativa, insieme con la FSC, sono la Pastorale Universitaria dell’UPS e il SAMUPS (il Gruppo degli Studenti dell’Africa e del Madagascar). Il Decano della FSC, prof. Mauro Mantovani, e i colleghi della Facoltà, hanno accolto una proposta del dott. Alessandro Suzzi Valli, studente FSC e ricercatore impegnato nello studio delle lingue africane e in particolare di quelle minoritarie. Tra i relatori anche la professoressa Cristiana Freni, docente di Filosofia del linguaggio presso la Facoltà di Filosofia. Così la professoressa Freni ha descritto l’iniziativa, sottolineando l’importanza che ha oggi l’approfondire gli studi sulle lingue africane per ampliare le conoscenze del linguaggio umano:

 

«La questione del linguaggio umano appare oggi più che mai una problematica aperta, che coniuga la sinergia di molte discipline diverse ma tutte convergenti alla identificazione di stabilire non soltanto come avvenga il dinamismo del linguaggio, ma che cosa esso sia. In questa direzione è noto ormai che il linguaggio non è un semplice medium tra i molti, ma una vera e propria struttura d’essere dell’uomo. Struttura multiforme, dinamica, finalizzata a esprimere, a rivelare attraverso molteplici modalità mediatiche, l’interiorità complessa che è lo specifico del mistero della persona umana. In questo senso la multiforme struttura del linguaggio, non si risolve esclusivamente nel linguaggio verbale, sia esso orale o scritto. La storia dei popoli africani, conferma emblematicamente questa tipologia linguistica. Il linguaggio di queste culture non è risolto nelle specificità dell’Occidente. Il popolo africano, in forme molto diverse ma per svariati aspetti più evolute delle nostre, si serve altresì di altre risorse, legate al corpo vivente, legate alla musicalità, legate al ritmo dei tamburi. Tamburi come bit che presuppongono sempre allora lo stesso orizzonte: l’approdo ad un senso, ad un messaggio quanto più possibile rappresentativo del mondo interiore della persona umana che si dipana dall’orizzonte del segnale, ma per superarlo nel segno per arrivare al simbolo di cui è possibile l’universo comunicativo dell’uomo».

 

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