Università Pontificia Salesiana - Roma


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Don Roberto GiannatelliGiusto qualche ora prima del suo ricovero, don Roberto condivideva con alcuni di noi (tramite un messaggio e-mail) una sua riflessione sulla morte del Card. Martini, appena avvenuta. «Se riuscirò a scrivere qualche riga prima di entrare in ospedale - cominciava - vorrei dedicare a Carlo Maria Martini “profeta e ispiratore della comunicazione” la prossima newsletter mensile del MED». E poi chiudeva scrivendo, «Alle volte ci lamentiamo per la mancanza di leader e profeti nel campo della comunicazione e dell’educazione. Certamente il MED ha trovato nel card. Martini un suo ispiratore e profeta fin dai suoi inizi». Tutti noi aggiungiamo, oggi e per sempre, il suo nome. Abbiamo sempre saputo della profonda ammirazione di don Roberto per il card. Martini. In quella mail scriveva anche che «“Effatà” presentava una sintetica teologia della comunicazione, mentre “Il lembo del mantello” tracciava le linee pastorali per un’azione nella chiesa locale ed anche un abbozzo di una educazione ai media”.

Con grande coerenza, questi due testi hanno ispirato don Roberto la sua azione, profondamente sapiente e fervidamente militante al tempo stesso. Lo studio e la militanza, questi i due fari che hanno guidato Roberto Giannatelli uomo, studioso, prete salesiano.

Quando sul finire degli anni ’80 la Media Education (ME) “sbarca in Italia” - un’espressione a lui assai cara - don Roberto sapeva bene che ci inserivamo “in un solco già tracciato”; e tuttavia, partecipando ai congressi internazionali di ME era cresciuta in lui (e poi in tutti noi) la convinzione di doverci aprire al movimento internazionale della ME e quindi portare in Italia non solo una parola nuova, ma una prospettiva più ricca, originale e soprattutto orientata in senso etico-civile, nella relazione media-giovani-educazione.

 

Il 28 febbraio del 1996 don Roberto raccoglie un piccolo gruppo di ricercatori universitari, professionisti dei media ed educatori, e insieme a loro crea il MED, l’Associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione. In tutti questi anni, quattro linee di forza hanno guidato l’opera del MED:

  1. l’idea che la ME dovesse crescere nello spazio di incrocio tra le Scienze della comunicazione e le Scienze dell’educazione;

  2. il desiderio di offrire una “casa” e di fare rete con tutti coloro che nei contesti più diversi si occupano di media, minori ed educazione;

  3. la necessità di tenere unite la teoria e la pratica, di far lavorare a stretto contatto di gomito chi fa ricerca nelle università e chi lavora “sul campo” (nelle scuole, nel territorio, nei media) nella convinzione che questo contatto sia non solo di reciproco nutrimento ma faccia anche da antidoto affinché la teoria non si trasformi in sterile accademismo e la pratica non si appaghi di una dimensionale esperenziale priva di auto-riflessione e spessore scientifico;

  4. infine, l’apertura e il confronto internazionale. Ancora nel ’97, quando andammo (come MED) a Parigi per il Forum internazionale Lesjeunes et lesmédias, demain, non c’era spazio per un italiano nel panel dei lavori. La ME italiana pareva inesistente. Oggi, a distanza di parecchi anni, l’Italia ha riempito quella casella vuota, ed è stato sicuramente merito di questa volontà di esserci a livello internazionale, come prova la presenza costante del MED (e per fortuna di tanti altri italiani che, come noi, si occupano di ME) a molti importanti appuntamenti sulla ME in giro per il mondo, dall’Europa all’ Africa, dagli USA alla Cina.

 

Summer school 2012 MEDNel 1992, prima ancora quindi di dare vita all’Associazione, don Roberto, insieme ad alcuni di quelli che sarebbero diventati qualche anno dopo i soci fondatori del MED, avvia un’iniziativa cresciuta negli anni tanto da diventare uno degli appuntamenti “storici” del MED: la Summer School di Media Educationdi Corvara (Val Badia). L’elenco dei temi trattati nel corso di 21 edizioni, è già di per sé significativo:

  • La tv e i ragazzi (1992)

  • Televisione e scuola: strutture narrative e valori nella fiction televisiva (1993)

  • Mass media, cultura popolare, curricolo scolastico (1994)

  • Cinema: luogo di educazione (1995)

  • Media, scuola, famiglia (1996)

  • Educazione e comunicazione a confronto (1997)

  • Programmi scolastici e proposte di media education (1998)

  • Metodi di ricerca, di analisi e progettazione nella ME (1999)

  • Ricerca-azione e valutazione nella ME (2000)

  • Media education e nuovi cicli scolastici (2001)

  • Laboratorio di metodi e tecniche di ME (2002)

  • La ricerca nella media education (2003)

  • Media, etica, società (2004)

  • La competenza mediale tra scuola ed extrascuola (2005)

  • La relazione mediaeducativa (2006)

  • La cittadinanza digitale (2007)

  • Analisi e produzione mediale nella media education (2008)

  • Comunicare le culture. Sguardi interculturali della media education (2009)

  • MED 2.0 - Nuove forme di socialità e produzione culturale (2010)

  • In principio era il cinema… (2011)

  • MediaEmozioni (2012)

 

Ma Corvara non è mai stata solo il tema di un corso di formazione. Corvara è anche servita a creare una rete veramente unica in Italia: docenti universitari, professionisti dei media, educatori, studenti, persone provenienti dalle diverse regioni d’Italia e leaders della ME all’estero per una settimana si ritrovano a parlare di ME, tra il formale e l’informale, tra una conferenza, un seminario, un laboratorio, una passeggiata in montagna, uno strudel alla vaniglia…

A Corvara si è approfondito un metodo di formazione che si è dimostrato vincente: dare molto spazio ai laboratori (di fotografia, produzione video, fumetto e cartone animato, giornalismo, multimedialità, ecc.) senza sottrarsi al confronto con i problemi teorici e fondativi della ME.

A Corvara si è infine creata una rete di collaborazioni tra i media educator che ha dato origine a iniziative e sperimentazioni nelle diverse regioni italiane, e ultimamente anche all’estero.

 

La newsletter Intermed, poi il sito del MED, poi ancora una lunga lista di pubblicazioni, e infine l’attuale rivista “Media Education. Studi, ricerche buone pratiche” (Edizioni Erickson), hanno documentato questo lungo “viaggio” del MED.

La rivista, dunque. Fortemente voluta da don Roberto. Disegnata a “immagine e somiglianza” dell’Associazione, è diretta espressione della rete di studiosi, professionisti dei media ed educatori che animano l’Associazione stessa. Da qui la sua divisione in tre parti: la prima - Studi e Ricerche - propone contributi che intervengono nel dibattito scientifico intorno ai concetti-chiave e alle prassi della ME. La seconda - Buone pratiche di Media Education: analisi e valutazione - si propone come spazio di visibilità e confronto di esperienze mediaeducative, attività formative e di ricerca-azione presentate da insegnanti, educatori, animatori culturali, professionisti dei media o semplicemente media educator.La terza - Informazioni e Rassegne - è prevalentemente informativa, orientata a presentare sia le novità editoriali (libri, DVD, programmi televisivi, siti web, ecc.) italiane e straniere, siale iniziative realizzate dal MED (nazionale e regionale), come pure gli eventi nazionali e internazionali di ME.

 

Don Roberto GiannatelliInfine, un importante capitolo della “storia” del MED, è la costituzione delle sedi regionali del MED, ciascuna facente capo a un referente incaricato dal Consiglio direttivo dell’Associazione.I MED delle regioni si muovono in modo abbastanza autonomo, avendo come momento di coordinamento e di verifica l’annuale Assemblea nazionale dell’associazione a Roma e la Summer School di Corvara, oltre alle verifiche e agli impulsi che vengono dal Consiglio direttivo.

 

Questo il bilancio, in fondo assai positivo anche se con alti e bassi qua e là, che possiamo trarre della strada che abbiamo fatto insieme a don Roberto. Ma lui ci spronava - negli ultimissimi tempi con garbata caparbietà e insistenza - ad andare oltre. In tutti questi anni abbiamo imparato - ci diceva - che l’affermazione in Italia e nel mondo della ME (e del MED) è legata non solo alla “bontà” dei suoi metodi e obiettivi, ma anche, più concretamente, alla visibilità di cui essa gode nei contesti educativi, nelle istituzioni, nella società civile. Pertanto la prima frontiera che attende il MED (e tutti quelli che si occupano di ME) è quella di sviluppare la propria capacità di advocacy, di rendere pubbliche e pubblicamente dibattute le proprie prese di posizione, la propria “politica”. Così facendo scatterà una sorta di circolo virtuoso - più visibilità, più incisività e quindi più visibilità - cui non possiamo non aspirare se vogliamo continuare ad essere ciò che siamo stati sinora: una fucina di idee, un centro di studio e irradiazione della ricerca scientifica sulla ME ma anche un movimento nel quale coloro che si occupano, a vario titolo, di media, giovani ed educazione possano riconoscersi e dare il proprio contributo.

 

Gianna Cappello, Presidente del MED

 

Il tuo ricordo di Don Roberto Giannatelli




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