Università Pontificia Salesiana - Roma


Don Luigi MelesiL’intera Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’UPS si congratula con il salesiano don Luigi Melesi cui viene conferito il 24 maggio 2013 dall’Università Pontificia Salesiana il Dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione sociale, nella cattedra di Educazione e Comunicazione, per la sua lunga e speciale esperienza educativa attraverso il teatro e per la sua azione pastorale, educativa e comunicativa autenticamente salesiana, vissuta nell'arco di tutta la sua vita di religioso salesiano tra i giovani del Ferrante Aporti, i ragazzi della comunità di Arese, e i carcerati del San Vittore di Milano.

Don Luigi Melesi è stato accolto in FSC giovedì 23 maggio in occasione della proiezione della sua conferenza tenuta all'UPS il 14 maggio 1990 su Educazione, evangelizzazione e drammatizzazione. L'incontro, momento privilegiato per comprendere più in profondità la qualità pastorale dell'idea di teatro educativo e della figura stessa del nuovo dottore honoris causa, è stato introdotto dal prof. Franco Lever.

 

Segue il testo della Lectio magistralis pronunciata da don Melesi in occasione del conferimento del Dottorato honoris causa.

 

DALLA PARTE DEL COLPEVOLE

Lectio coram di don Luigi Melesi

 

Il grazie introduttivo

Incomincio questo mio intervento con i ringraziamenti. Prima di tutto ringrazio il Rettor Magnifico di questa meravigliosa Università, don Carlo Nanni, che mi ha proposto per il dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione sociale, cattedra comunicazione e educazione. Con lui ringrazio il Gran Cancelliere della Pontificia Università, don Pascual Chávez Rettor Maggiore dei Salesiani, il Consiglio dell’Università che ha approvato l’iniziativa di don Nanni. Ma principalmente voglio confessare la mia riconoscenza a Don Bosco: lui mi ha protetto e guidato nella missione tra i ragazzi difficili per 20 anni e per 30 fra i prigionieri del Carcere di San Vittore in Milano. Con gli uni e con gli altri ho sempre praticato il suo SISTEMA PREVENTIVO. Don Bosco merita il dottorato honoris causa in scienze dell’educazione, per i suoi principi di pedagogia operativa e soprattutto per i copiosi e preziosi frutti generati dalla sua passione educativa.

 

Don Bosco, dottore di pedagogia evangelica

Non si è mai pensato di onorare Don Bosco con il dottorato in pedagogia evangelica? Diversi santi sono stati riconosciuti dottori post-mortem, Don Bosco lo merita. Don Braido nel suo “Prevenire non reprimere” scrive che “Don Bosco è apparso a molti contemporanei, e anche in seguito, eccezionale educatore e rappresentante emergente del Sistema Preventivo nell’educazione della gioventù… dal carattere insieme religioso e civile, integralmente educativo e gioioso” (pagg. 125-126). Don Bosco mi ha fatto capire che con il suo Sistema anche i cattivi possono diventare buoni. Aveva descritto a Francesco Crispi, Ministro della Giustizia, e successivamente al Ministro Zanardelli “un progetto preventivo per i giovani pericolanti e pericolosi”, assicurando un esito positivo per tutti.

 

“Fatelo vedere nei fatti!”

Don Luigi MelesiAnche il Cardinale Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, divenuto in seguito Pontefice, Paolo VI, ha convinto noi salesiani ad accettare la Casa di rieducazione di Arese con questo argomento: “Ma se voi educate i ragazzi bravi, sono buoni tutti, più o meno; ma bisogna che vi misuriate con quelli non buoni, con quelli inguaribili, con quelli ribelli, con quelli pericolosi, con quelli in cui gli altri non riescono: fate vedere, saggiate il vostro metodo. Don Bosco di cui siete tanto bravi apologeti, fatelo vedere nei fatti!”. E l’abbiamo fatto vedere. Questa nostra operazione educativa dal 1955 al 1975 la trovate documentata in “Ragazzi in difficoltà: una prassi educativa”, ricerca curata da questa nostra Università che ha messo in evidenza il recupero dell’87% dei giovani, a confronto dell’11% di quelli recuperati dalle istituzioni dello Stato Italiano.

Don Bosco ha applicato questo suo sistema nelle carceri di Torino, per 23 anni. Lo dice nella lettera al Provveditore agli Studi di Torino, dott. Francesco Selmi. Ho tentato anch’io di applicarlo per 30 anni nel carcere di San Vittore in Milano, mettendo in atto le tre energie dominanti del Sistema Preventivo: Ragione, Religione e Amorevolezza, che operano in sinergia, dirette a produrre lo stesso effetto: la crescita armoniosa della persona dell’educatore e di chi viene educato.

 

Dalla parte del colpevole

Che cosa ho fatto? Don Bosco ricordava ai Salesiani, citando gli Atti degli Apostoli, che Gesù prima faceva poi insegnava. Subito mi sono messo dalla parte del colpevole. Anche in questo Gesù Maestro ce ne da’ l’esempio. Non è infatti possibile aiutare una persona a cambiare la sua vita in meglio, se non ci si mette dalla sua parte, se non si prende a carico la sua vita e la sua storia. Solo così lo si può capire interamente, si può collaborare con lui a diagnosticare i mali che lo affliggono, e a trovare insieme i rimedi, per aiutarlo a riconquistare la vera libertà.

Quando vediamo un uomo o una donna arrestato e portato in carcere dobbiamo subito domandarci: “Sarà veramente colpevole?”. I media amano sbattere il mostro in prima pagina, l’istituzione carceraria avvalla la notizia e tratta tutti quelli che arrivano in carcere da colpevoli, violando la Costituzione Italiana che afferma l’obbligo di considerare il cittadino “colpevole” solo a sentenza definitiva. I dati dell’ISTAT (Istituto Centrale di Statistica) mettono in evidenza, ogni mese, che il 43%, anche il 50%, della popolazione carceraria è innocente. Quanti ne ho conosciuti!

Mi permetto di indicare tre proposte in merito al trattamento degli indiziati:

1. Si dovrebbe preferire gli arresti domiciliari alle solite condizioni.

2. Se portati in carcere metterli in sezioni d’attesa del giudizio e non tra i condannati.

3. Attuare processi rapidi e non in tempi lunghissimi.

Ho cercato inoltre di rendere la pena “umana e riabilitativa” per i colpevoli, come ordina la Costituzione Italiana.

 

Don Luigi MelesiBonificare il terreno umano con pazienza e costanza

Purtroppo in Italia il trattamento dei detenuti è inumano e degradante. È il giudizio del Tribunale dei diritti umani di Strasburgo. Anche il Presidente della Repubblica ha denunciato “la situazione carceraria disumana e al limite del vivere civile: una mortificante conferma dell’incapacità del nostro stato a garantire i diritti elementari dei reclusi”. Personalmente ho cercato di bonificare il carcere: con l’intervento dell’Assessore Regionale, il dott. Peruzzotti, sono state abolite le celle con i letti di contenzione; venne ristrutturato il Centro Clinico e ospedaliero. Ho interessato il Tribunale di Strasburgo per far chiudere definitivamente le celle sotterranee del carcere dette “i topi”, presenti in gran numero. Con alcuni volontari abbiamo organizzato laboratori di pelletteria, vetreria, sartoria nella sezione femminile, la scuola di informatica. Ho creato la Biblioteca con mobili appropriati e 13mila volumi, aiutato dai Salesiani di Milano e dal Presidente di Mediaset. Per migliorare l’organigramma degli operatori in carcere ho interessato l’onorevole Martinazzoli, Ministro della Giustizia, perché promuovesse la presenza di educatori e psicologi nel carcere a servizio dei detenuti. Mi sono soprattutto impegnato a stare vicino ai prigionieri e ai loro famigliari: un terreno da bonificare, vangare e sgombrare dai sassi, come la vigna di Isaia. Bonificare un terreno umano richiede pazienza e costanza, solo un lavoro certosino può liberare il cuore umano dai mali che lo infestano compromettendo la crescita delle virtù produttive seminate dal Vangelo.

 

Sconfiggere l’angoscia

Ho scoperto che uno dei mali più distruttivi della persona è l’angoscia, presente in ogni detenuto, e in tutti coloro che si trovano in difficoltà. Nasce dalla non accettazione della propria vita, storia, circostanze, ambiente, in ultima analisi della non accettazione di sé stesso. Ed è proprio l’amore di chi lo avvicina, insieme all’amore di Dio, che lo libererà da questo male che lo condurrebbe inesorabilmente alla disperazione. E questo lavoro educativo è già evangelizzazione, rafforzata e perfezionata dalla semina della Parola di Dio.

Per stimolare le forze propulsive del pieno sviluppo della persona e dell’intera umanità, ragione, religione e amore, ho favorito prima di tutto il dialogo individuale: li ascoltavo tutti, per farmi ascoltare da tutti, di qualsiasi religione e nazionalità. A San Vittore ci sono prigionieri che provengono da più di 80 nazioni. Con pazienza e grande commozione ascoltavo i loro racconti, anche i più banali, per giungere al cuore dei loro problemi, non di rado “inconsci” anche per loro.

 

Antonino in massima sicurezza.

Cercavo poi insieme delle soluzioni progettando comportamenti e obiettivi possibili e condivisi: fino a coinvolgere la loro volontà che si determina a perseguirli con tenacia e costanza. Mi preoccupava di portarli a prendere la propria vita sul serio. Ho praticato molto le conversazioni di gruppo durante la celebrazione feriale della Santa Messa, stimolando la partecipazione di tutti all’ascolto e agli interventi. Un’altra azione assai efficace per educare ha ragione, il cuore e la volontà è stata la Santa Messa festiva con il Vangelo meditato e contemplato: Gesù è un grande formatore di personalità se presentato con autenticità, convinzione e passione.

Uno psicologo, professore all’Università Bicocca, che più volte ha partecipato alla nostra Messa domenicale, l’ha definita una terapia di gruppo capace di produrre effetti educativi sorprendenti, anche in chi non è cristiano.

 

La Santa Messa tra i brigatisti…

Una scuola assai educativa dei detenuti l’ho sperimentata nel teatro, in particolare nello psicodramma che coinvolge il pubblico in prima persona. Il teatro è stato una palestra di educazione e di comunione: una via che conduce a scoprire sé stesso e a scoprire il senso della vita oltre la finzione. Adesso il teatro si sperimenta in molte carceri. Gli argomenti della nostra catechesi li potete trovare in questo libro dal titolo: “Chi ci salverà?” edito dall’Elle Di Ci. Siamo partiti dalla conoscenza di sé e poi dell’uomo e della donna, alla ricerca del senso della vita e delle sue finalità, seguendo costantemente in ogni argomento degli insegnamenti della Bibbia, Parola rivelata da Dio. Attraverso le nostre riflessioni siamo giunti a condividere S. Paolo che, scrivendo ai Romani, afferma che “la ragione se usata bene ci porta a conoscere Dio, quello vero, che si manifesta a tutti attraverso le sue opere. Le meravigliose opere di Dio sono visibili alle persone umili, attente e aperte, a chi non vaneggia nei propri ragionamenti, resi stolti, travolti dal maligno, dominati da passioni infami e abbandonati all’ingiustizia” (Lettera ai Romani, cap. 1). Vedete anche voi che la ragione ci introduce naturalmente nella religione, virtù fondamentale del Sistema Preventivo. E l’uomo religioso riceve il dono della fede che aiuta la ragione a conoscere meglio i misteri di Dio e dell’uomo trasmessi a noi da testimoni autentici.

 

Una fede che trasforma

E la fede ci porta alla conversione, e ci aiuta sicuramente a vivere meglio. Anche l’On. Rattazzi, Ministro della Giustizia, si era accorto della trasformazione dei ragazzi del riformatorio di Torino. Quando seppe dello splendido successo della gita a Stupinigi di Don Bosco con i 300 ragazzi della Generala, fuori di sé per la meraviglia, gli chiese: “Perché lo Stato non ha sopra di loro l’ascendente che lei ha dimostrato?”. “Eccellenza, rispose il Santo, la forza che abbiamo noi è una forza morale. Lo Stato non sa che comandare e punire: noi invece parliamo al cuore della gioventù, e la nostra è la Parola di Dio”. Don Bosco aveva parlato al cuore di quei ragazzi, per più giorni; aveva predicato a loro gli esercizi spirituali nello stile di S. Ignazio; aveva guadagnato la loro fiducia manifestando per loro grande stima e amicizia sincera. Tutti quelli che, impegnati nell’educazione, stanno con i ragazzi alla maniera di Don Bosco, ottengono, ancora oggi, gli stessi suoi risultati meravigliosi e sorprendenti.

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