Università Pontificia Salesiana - Roma


Il linguaggio nascosto dell'abbigliamento.Venerdì 25 ottobre scorso la classe 3ª del Liceo "Maria Immacolata" di Roma ha partecipato al “micromodulo” degli "Assaggi di Comunicazione" tenuto dalla prof.ssa Emanuela Coscia, dal titolo Il linguaggio nascosto dell’abbigliamento.

Ad un mese di distanza, la FSC è lieta di inserire nel proprio sito web , insieme con alcune immagini, il breve articolo scritto dalle partecipanti ed inviato dalla Preside, sr. Paola Aita.

 

"L’abito fa il monaco?"

La comunicazione può avvenire attraverso vari canali: verbale, non verbale, paraverbale e, dunque, anche estetico. A seconda di come si veste, una persona può trasmettere e comunicare qualcosa a chi la osserva.

Per approfondire il discorso sulla comunicazione non verbale veicolata dall’abbigliamento, la nostra classe terza liceo ha avuto l’occasione di svolgere, con la professoressa Emanuela Coscia della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Salesiana di Roma, un laboratorio dal titolo Il linguaggio nascosto dell’abbigliamento. La docente ci ha posto il seguente provocatorio interrogativo: “L’abito fa o non fa il monaco?”. Per addentrarci in questa riflessione, ci sono state mostrate alcune foto che, a nostra insaputa, ritraevano stesse persone fotografate però in ambiti diversi e soprattutto con indosso abiti fra loro molto diversi. Da ciò è emerso che l’abito farebbe il monaco… ma solo in apparenza! Successivamente, abbiamo sperimentato quanto e come l’abbigliamento comunichi di noi stessi agli altri: divisi in due gruppi, abbiamo cercato di rappresentare con vestiti, trucco ed acconciature i valori della nostra generazione.

Il linguaggio nascosto dell'abbigliamentoIl primo gruppo, ha scelto di rappresentare “l’insicurezza” degli anni dell’adolescenza: i giovani sono curiosi, ma allo stesso tempo hanno paura di affrontare il futuro. “Giochiamo” a vestirci da grandi quando in realtà siamo ancora bambini.

Il secondo gruppo invece ha rappresentato il dualismo della nostra generazione che, purtroppo, ha come riferimento pochi modelli di comportamento positivi. Nella esercitazione abbiamo così diviso i nostri coetanei in “buoni”, cioè coloro che sono riusciti ad inseguire i propri sogni e realizzarli e che, per questo, sono ben visti dalla società, ed in “cattivi”, ossia coloro che invece vengono emarginati da quest’ultima e che li porta a prendere brutte strade ed a seguire modelli di comportamento sbagliati. Volendo evidenziare maggiormente le caratteristiche principali di queste due categorie, abbiamo deciso di fare vestire i “buoni” in modo raffinato e formale ed i “cattivi” in modo più esagerato e volutamente provocante.

linguaggio nascosto abbigliamentoCiascuno dei due gruppi ha quindi realizzato, in classe, un servizio fotografico di moda grazie anche all’aiuto di una nostra compagna appassionata di fotografia.

Questo progetto è stato molto utile per noi ragazzi poiché ci ha permesso di entrare più a fondo nel concetto e nelle dinamiche sottese dell’abbigliamento, facendoci vivere una nuova esperienza come gruppo classe. Attraverso tutto ciò abbiamo dedotto che l’apparenza può ingannare ognuno di noi, ma allo stesso tempo ci permette di trasmettere valori e tratti della nostra personalità.




(c) 2005-2015 Rome - UPS - All rights reserved | P.Iva 01091541001 | Powered by Joomla!®. Designed by: business hosting dot-COM domains Valid XHTML and CSS.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari ad offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più, consulta la nostra
cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.