Università Pontificia Salesiana - Roma


Cristo risortoMercoledì 18 novembre è stata celebrata la Santa Messa in memoria della signora Elena, la mamma di Don Franco Lever, già decano della FSC. La celebrazione è stata occasione anche per ricordare tutti i docenti e studenti venuti a mancare e le persone care a ciascun membro della comunità FSC.

Esiste una forma di rimozione nei confronti della morte che ci impedisce di considerarla come mistero integrante della vita al pari della nascita. Con queste parole don Lever ha voluto ricordare non solo mamma Elena e mamma Teresa (madre di Don Pasqualetti, venuta a mancare lo scorso maggio), ma anche i nostri cari defunti tra docenti e studenti e tra i famigliari della comunità della FSC, in questi suoi venticinque anni di vita. In particolare sono stati ricordati i docenti Arosio Mario, Bafile Paolo, Bataille Florence, Gatti Guido sdb, Giannatelli Roberto sdb, Olivera Manuel sj, Pratesi Piero, Rabolini William sdb, Ronfani Ugo e Trasatti Sergio. La preghiera si è rivolta anche per gli studenti Adrunandra Paul, Alberto Claudia Alejandra, Bambo Joaquim sdb, Gasana Emmanuel, Muyengango Charles, Stollmeier José, sdb, Vojnic Roberta.

Don Lever ha sottolineato come, all’interno di una prospettiva di fede, «nessuno muore se continua a vivere nel nostro cuore». Tra studenti, ex studenti e docenti presenti alla celebrazione che si sono voluti unire in questo momento di ricordo nella preghiera, un passaggio particolarmente intenso è stato quello dedicato alla lettera di Antoine Leiris, che ha perso la moglie negli attentati di Parigi: un ricordo carico di gratitudine nonostante il dolore, a monito del potere che l’amore può contro la tentazione dell’odio.

Di seguito il testo integrale

«Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Voi lo vorreste ma rispondere all’odio con la collera sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi volete che io abbia paura, che io guardi i miei concittadini con diffidenza, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. È vero: sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di breve durata. Io So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

 

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