Università Pontificia Salesiana - Roma


La Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’UPS in occasione del proprio XXV annuncia il Programma del Convegno che si terrà presso la propria sede nei giorni venerdì 14 e sabato 15 novembre 2014, dal titolo “Ripensare la Comunicazione: le teorie, le tecniche, le didattiche”.

In occasione del Convegno l’Università Pontificia Salesiana conferirà a padre Federico Lombardi, sj, Direttore della Sala Stampa Vaticana, il Dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione sociale corrispondente al suo più recente nuovo indirizzo, quello in Comunicazione Pastorale.

 

Perché questo Convegno?

Al di là della motivazioni celebrative, in questi ultimi venticinque anni abbiamo vissuto eventi epocali che stanno ridefinendo a livello antropologico la stessa situazione dell’umanità. La globalizzazione in atto ha imposto la supremazia del mercato e della finanza sopra le politiche sociali e quelle di ogni singolo stato o comunità sovranazionale. La diffusione di Internet e dei social network sta ridefinendo lo spazio, il legame, le forme di comunicazione, l’educazione, e tutti gli ambiti della vita sociale dell’uomo. Dopo l’11 settembre 2001, la lotta al terrorismo ha spinto i governi di ogni paese e i loro servizi segreti a incrementare il controllo sociale usando proprio la rete come luogo, spazio e tecnologia ideale del controllo. La crisi finanziaria innescatasi nel 2008 negli Stati Uniti si è evoluta in crisi economica e in crisi sociale, con profonde radici culturali, etiche ed antropologiche. Per milioni di giovani in Europa e nel resto del mondo la parola “lavoro” sta diventando “un’isola di Lampedusa” da raggiungere a rischio della propria vita. I disastri ecologici e climatici denunciano un pianeta ferito e in gravi condizioni. Due terzi dell’umanità, nonostante tutti i grandi progressi che si stanno facendo, vive al di sotto della soglia della povertà in condizioni disumane.

All’interno di questo scenario una facoltà di comunicazione di matrice cristiana si dovrebbe interrogare su quale compito e responsabilità deve assumere nel proporre dei curricoli di comunicazione. Quali teorie dovrebbe elaborare, approfondire e diffondere? Quali tecniche e tecnologie adottare? Quali didattiche vivere e sperimentare per far sì che il progetto formativo e culturale proposto sviluppi una comunicazione all’insegna dei valori cristiani e capace di incidere effettivamente nella realtà? Si tratta dunque di essere capaci di rilanciare la questione dell’umano attraverso la riflessione sulla comunicazione come status capace di veicolare i linguaggi che plasmano gli immaginari personali e collettivi. Una comunicazione impegnata nella costruzione di un futuro all’insegna di una vita su questo pianeta più giusta e più felice per tutti.

Pensare quindi il futuro della comunicazione è qualcosa di più che pensare ad un restyling dei percorsi formativi, ma è in primo luogo mettere in discussione lo scenario in cui viviamo e individuare il ruolo della comunicazione e le sue responsabilità. In secondo luogo, a partire da una comunicazione spesso malata e asservita ai vari tipi di potere, individuare il ruolo delle facoltà di comunicazione nel progettare professioni e percorsi formativi atti a preparare persone che sappiano far la differenza nel settore della comunicazione che necessariamente si intreccia con la vita sociale, politica, artistica, educativa e con gli altri ambiti con i quali la comunicazione opera.

La riflessione sulle teorie allora diventa importante in quanto sono frame ideologici irrinunciabili e necessari per interpretare la stessa realtà in cui viviamo. È necessario ridefinire quei valori fondanti che rappresentano contemporaneamente la piattaforma di partenza ma anche lo scopo dell’essere facoltà a servizio dell’uomo, della Chiesa e della società. Sin dall’inizio la Facoltà ha fatto una scelta di un percorso irrinunciabile che si articola nel sapere per saper fare e per saper essere. Il percorso non è sequenziale, ma le tre dimensioni sono intrinsecamente fondanti il nostro modo di proporci culturalmente.

È inevitabile per questo il confronto con le tecniche e le tecnologie perché sono presenti, perché cambiano continuamente, perché ci condizionano nel sapere, nel fare e nell’essere. Non è possibile prescindere dalla loro presenza, ma è urgente capire come noi interagiamo con i mutamenti tecnologici in atto e verificare il grado di coscienza delle implicazioni a livello personale e sociale. Crediamo che il grado di libertà che si può esercitare nel nuovo panorama tecnologico è proporzionale al nostro grado di conoscenza e coscienza di ciò che è in atto. Per questo sono importanti le teorie e i paradigmi perché ci offrono strumenti di analisi.

Le didattiche, infine, sono irrinunciabili perché sono il terreno di incontro e scontro tra teorie e pratica, ed è nell’azione e nella relazione che si mettono alla prova non solo le teorie ma tutti i valori che rappresentano. Le didattiche mettono in gioco non solo la parte tecnologica del sistema ma il singolo, la società e i rapporti di organizzazione e di potere insiti nel sistema comunicativo. Sono liberanti perché capaci di far emergere le energie creative di chi le pratica, sono innovative perché quando ben condotte aprono alla ricerca e alla scoperta di nuove strade.

 

L’obiettivo del Convegno

Partendo da un’analisi della situazione attuale, nell’ottica presentata sopra, il Convegno si propone – grazie al contributo di validi e qualificati esperti ed operatori della comunicazione – di tracciare le prospettive e l’orizzonte verso cui dirigere le proprie energie e attività per il futuro. I ricercatori, docenti e professionisti che parteciperanno al Convegno offriranno indicazioni preziose su cui la facoltà potrà lavorare - programmando una serie di specifici incontri nel 2015 – in vista del rilancio e della riformulazione della propria proposta formativa.

 




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