Università Pontificia Salesiana - Roma


Nel corso del suo intervento del 23 febbraio alla FSC il prof. Guido Gili, sociologo, ha dato un'ampia panoramica sui temi relativi alla credibilità.
 
Partendo dalla considerazione che la credibilità si riferisca alla possibilità di essere creduti, si è parlato di un pensiero ampiamente diffuso ovvero che la credibilità sia una qualità morale intrinseca dell'emittente (citando Aristotele che delineava nell'onestà, la coerenza e l'affidabilità le qualità della persona credibile).
 
In realtà, dagli studi effettuati, emerge come la credibilità sia una ‘relazione' e si riferisca piuttosto ad una rete di aspettative sociali, poiché si può parlare di una credibilità proiettata e di una credibilità percepita, ci si è addentrati in quelle che sono state definite le tre ‘radici' della credibilità: radice cognitiva (relativa alle competenze); radice etico-valutativa (relativa ai valori); radice affettivo-emotiva (relativa alla percezione di una relazione positiva tra emittente e ricevente/uditorio, in qualche caso anche definita come corrispondenza affettiva o benessere).
 
Si è anche parlato di alcuni tratti caratteristici della c. ovvero la distanza e il coinvolgimento (la prima riferibile alla radice cognitiva e la seconda a quella affettivo-emotiva). Parlando invece dei caratteri che vengono attribuiti alla personalità credibile Gili parla di integrità (di aristotelica memoria), di serietà/coerenza/affidabilità come insieme di atteggiamenti che confluiscono in un comportamento che si potrebbe riassumere nell'essere fedeli alla parola data. A questo ‘mantenimento della promessa' si affianca poi la benevolenza intesa come apertura all'altro e qui Gili cita Lumahn ed il suo lavoro sulla fiducia (credibile sostanzialmente è chi resta coerente con l'idea di se' che ha dato agli altri anche in assenza di una ‘prova pubblica' a questi altri). Altri attributi sono poi il disinteresse e l'indipendenza, la spontaneità intesa come comunicazione non artificiosa, la simpatia (a cui riferisce taluni attributi individuati dalla psicologia sociale ovvero la piacevolezza del fisico, la captatio benevolentiae e l'omofilia nel senso dell'esser simili all'altro a cui ci si rivolge).
 
Altro elemento degno di nota è la trasferibilità della credibilità (da persona a persona, da contesto a contesto, da privata a pubblica..) che, come altri aspetti riferibili alla percezione della credibilità inevitabilmente si presta a talune considerazioni, non proprio pacifiche e cristalline, ad esempio sulla ‘gestione della credibilità'. E' storia vecchia come quella delle relazioni pubbliche che nascono proprio con questo obiettivo professionale (costruire e gestire credibilità e consenso) e ci si domanda se, parlando di credibilità, si possa poi eventualmente anche parlare di verità e/o di autenticità per rintracciare - se lecito, consentito e interessante per la vita democratica di un paese ad esempio - elementi idonei a far si che la gente comune abbia gli strumenti giusti per valutare con più equità e trasparenza soggetti politici ed economici, datosi che da questi dipende il ‘bene comune'. E qui ci si ricollega al fatto che la credibilità non appartiene solo delle persone, ma anche ai partiti, alle aziende, ai soggetti più astratti (l'euro, la borsa..) e quindi ai soggetti collettivi che possono fare leva su aspetti quali la tradizione storica relativa all'esercizio di una funzione o alla produzione di un bene ovvero la nobiltà che deriva dal passato (radice cognitiva); la capacità di assolvere in modo efficace alle proprio funzioni nel presente (radice etico-valutativa), alla paradigmaticità dei singoli che rappresentano tali soggetti collettivi e a cui spetta il ruolo di incarnare (in modo quindi più o meno congruente) la fisolofia/essenza dell'entità rappresentata (radice affettivo-emotiva).
 
Indubbiamente un incontro ricco di stimoli e interrogativi che si è concluso con il rimando ad altri aspetti correlati come la teoria del discredito, le forme di circolazione sociale e i rischi della credibilità, come a sottintendere che, in questo delicato campo, forse ci sono più ‘ombre' che ‘luci'.
 
ascolta l'audio dell'incontro  



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