Università Pontificia Salesiana - Roma


Intervento sulle Nuove Tecnologie. Fabio Pasqualetti Lo scorso 18 maggio, durante l'incontro FSC su 'Nuove tecnologie: nuove sfide personali e collettive' tenuto dal Prof. Fabio Pasqualetti è stata proposta una riflessione sugli automatismi dell'homo videns, tra radici e prospettive.

Mobilità interattiva, videogames, web 2.0 e social networking, tv commerciale e digitale... dove siamo arrivati e soprattutto dove arriveremo? Quale umanità è sottesa alle nuove tecnologie? Cos'hanno prodotto questi 'giocattoli tecnologici' (a partire dalla televisione) che hanno letteralmente invaso da una ventina di anni a questa parte le nostre vite quotidiane e che ormai sembrano praticamente irrinunciabili tanto hanno ridefinito il nostro modo di pensare, vivere, lavorare? Che idea di uomo, di donna, di relazioni sociali, di famiglia, si portano dietro? Di quali modelli culturali e sociali viene costantemente permeata l'agenda media (che è mass media, ma oggi anche individual media) che detiene lo share del nostro tempo libero? Della quota libera dei nostri pensieri? E quanto siamo più liberi grazie a queste nuove tecnologie?

Nell'ascoltare il provocante e al tempo stesso toccante intervento del prof. Fabio Pasqualetti, mi è tornato in mente il tema della maturità, era il 1982, 'Come pensi che il computer possa contribuire a migliorare la vita delle persone?'. E' stato un tuffo al cuore, di colpo ho passato in rassegna quasi trent'anni della mia vita dove la tecnologia ha svolto un ruolo crescente investendo praticamente tutte le aree della mia esistenza, professionale e umana.

Nella metafora della goccia apparentemente innocua - per qualcuno solo fastidioso sottofondo, ma in realtà profondamente lacerante fino a divenire presagio di marea che tutto travolge e va tracimando - si sono aperti i lavori di questo bellissimo incontro sulle nuove tecnologie e sul loro impatto sociale, culturale, umano.

Una riflessione approfondita che è stata animata da contributi e considerazioni in grado di rievocare tutti quei passaggi e quegli strumenti attraverso i quali la nostra società si è evoluta negli ultimi vent'anni. Evidente la particolare attenzione pedagogica ed esistenziale poiché la comprensione dell'attualità passa inevitabilmente attraverso una riflessione analitica dei processi e delle prassi che hanno ridisegnato il nostro modo (occidentale) di esistere.

Si comincia dalla televisione privata/commerciale ai suoi esordi, ove i contenuti sono da subito evidentemente mirati a fare leva sugli istinti più primordiali e superficiali degli esseri umani (scommesse, spogliarelli, esibizionismo puro), per passare ai videogiochi caratterizzati da una crescente e sincopata sceneggiatura e ritmo che esaltano iperattività e violenza, regalando ai nostri figli dislessia, disattenzione scolastica e bullismo. E in questo concerto mediatico non mancano all'appello il cinema che assieme alla musica (che oggi è sempre videomusica) ridefinisce continuamente il confine della trasgressione e delle figure leader di ciascun genere.

Capitolo a parte meriterebbe la pubblicità, sulla quale sempre molto facilmente si va puntando la mira, che - soprattutto attraverso i canali commerciali - travolge per cinque interminabili minuti di break (normalmente presi durante la programmazione pomeridiana di spettacoli per bambini e ragazzi) i giovani spettatori con un ritmo che ricalca gli action movie di ultima generazione.

In una girandola di contenuti, spesso inconsistenti quando non addirittura dannosi e deleteri per la serena formazione e convivenza intra e interpersonale, si potrebbe dire che viviamo sommersi dalla tecnologia che - come ogni upgrading nella comunicazione umana - può essere devastante se alla base viene a mancare la solidità dei valori che fanno 'persona' (forse ci vorrebbe il famoso patentino profetizzato da Popper per chi fa televisione... e più in generale per chi produce prodotti di consumo culturale). Viviamo connessi e a gran velocità, ma a chi e verso cosa non è sempre chiaro stabilirlo. La triste sensazione è quella dell'illusione: l'idea di avere relazioni sociali virtuali quando manca il tempo di una condivisione reale e il senso di solitudine dilaga; il sogno di essere abili e onnipotenti per compensare l'impotenza e la frustrazione di relazioni professionali e amicali sbilanciate e frustranti; l'inebriante sensazione di essere informati e avanzati mentre invece ignoriamo grandi quote di realtà e inganniamo un tempo che avanza portandosi dietro l'inevitabile sentore della nostra mortalità.

Se c'è una speranza, questa camminerà sempre sulle nostre gambe. Sono le nostre idee, quelle che lasceremo ai nostri figli che poi saranno quelli che, domani, stabiliranno i contenuti e le modalità di tecnologie sempre più avanzate che ora non riusciamo nemmeno ad immaginare.

É la nostra idea di 'essere' e di promuovere più Uomo e più Umanità (qui intesa anche come equità) che risuona nelle parole e nell'eredità spirituale di Don Milani, il quale - sapientemente e pazientemente - ha fatto 'scuola' costruendo dignità e comunità nel modo più semplice e straordinario possibile: facendosi testimone autentico di questi valori per tutta la vita.




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