Università Pontificia Salesiana - Roma


Franco Lever"Ascoltandoci, sarà più facile considerarci fratelli". Queste parole, pronunciate dal decano di scienze della comunicazione, don Franco Lever (foto), sono al centro di tutta l'iniziativa della facoltà dell'Università Pontificia Salesiana, che ha portato alla creazione di una tre-giorni di "Cinema, Religione e Pace". Un'iniziativa in collaborazione con il Religion Today Filmfestival, festival itinerante delle religioni e del cinema, alla sua undicesima edizione.

A poche ore dall'inizio dell'attesa trasferta romana del RTF, abbiamo cercato di carpire al nostro decano, qualche ulteriore dettaglio dell'evento previsto da domani mattina alle 9.00 a domenica sera.


  • Quando e come è nata la collaborazione con il Religion Today Filmfestival?

"L'attenzione della FSC per le attività del gruppo di Religion Today è andata progredendo negli anni. Il 15 ottobre 2007, grazie alla loro collaborazione, si è organizzata all'UPS la proiezione (in anteprima occidentale, prima di Londra e di New York!) del film Jesus, the Spirit of God con la presenza del regista iraniano Nader Nader Talebzadeh. Al film, il primo di un regista mussulmano dedicato alla figura di Cristo Messia, hanno partecipato molti studenti della FSC e dell'UPS, ed anche i rappresentanti delle comunità e istituzioni islamiche e iraniane presenti a Roma.

In quell'occasione è nata l'idea di dare vita ad una collaborazione più significativa che ha portato agli incontri di questi giorni".


  • Cosa rappresenta per lei il Religion Today, in poche parole?

"Un gruppo di persone, cristianamente motivato e molto attivo, che attraverso il cinema crea spazi di dialogo tra gli uomini di buona volontà presenti nelle varie religioni. La formula del festival itinerante (Trento, Bolzano, Ferrara, Roma, Nomadelfia, Salerno...), rivolto in modo particolare ai giovani, consente di avvicinare al tema del dialogo e alla pace molte persone".


  • Perché organizzare una tre-giorni e non un unico incontro?

"Si tratta di due mattinate proposte agli studenti e di tre incontri pomeridiani aperti al pubblico. Ci è sembrata una formula valida per gli studenti universitari e meno impegnativa per chi durante il giorno ha mille impegni da adempiere e non può staccare per un giorno intero".


  • Cosa crede che possa dare ai giovani ed ai fruitori in genere?

"E' un'occasione fortunata per aprirsi a nuovi orizzonti, per incontrare personalmente artisti di provenienza così diversa. E scoprire che la domanda religiosa e di senso è presente in tutti i popoli.

Ascoltandoci, sarà più facile considerarci fratelli".


  • Crede che gli studenti recepiranno il messaggio che sta all'origine anche del festival stesso?

"Ne sono sicuro. Di fatto molti studenti sono già al lavoro: gli studenti del Tirocinio di Teoria e tecniche della pianificazione e gestione di pro­getti in ambito comunicativo hanno curato la presentazione e la propaganda dell'evento, quelli di Teoria e tecnica della TV III sono impegnati a fare le riprese, i "giornalisti" e i "fotografi" lavoreranno perché sul nostro sito ci siano informazioni "in diretta". In questo modo le tre giornate sono una vera e propria esercitazione che applica le abilità comunicative apprese ad un messaggio di grande spessore umano e religioso: la Pace".


  • C'è già in progetto qualcosa per la dodicesima edizione?

"Un progetto definito non c'è ancora. Prima faremo un bilancio dell'esperienza fatta. L'intenzione, comunque, è di continuare ad offrire agli studenti della Facoltà e dell'Università momenti di esperienza diretta con artisti ed esponenti di altre culture e religioni".






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