Università Pontificia Salesiana - Roma


studenti di RadioRiportiamo l'articolo pubblicato su L'Osservatore Romano del 7-8 dicembre 2009, in occasione dei vent'anni della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale. L'articolo, scritto dal preside Franco Lever, ha come titolo: Strumenti e linguaggi per il mondo d'oggi.

 

Don Bosco, nel raccontare ai suoi figli spirituali com'era iniziata la sua avventura, ritornava volentieri all'8 dicembre 1841, quando, già pronto per celebrare la messa, sottrasse alle maniere ruvide del sagrestano un ragazzo che aveva il torto d'essere povero, solo, senza istruzione, per giunta in sagrestia senza saper servir messa:  lo salvò dalle bastonate, lo fece sorridere e guadagnò la sua fiducia. L'episodio rimase nel ricordo di don Bosco come un evento profetico, una scintilla ispiratrice di tutta la sua missione. Per questo i salesiani inaugurano le loro iniziative più belle possibilmente nella festa di Maria Immacolata.

Nel 1989 anche l'Università pontificia salesiana (Ups) scelse questa festa per inaugurare la facoltà che, appunto, l'8 dicembre 2009 compie vent'anni. La nuova struttura accademica, eretta ad instar facultatis con il nome di Istituto di scienze della comunicazione sociale, fu anzitutto una risposta positiva alle pressanti insistenze che la Chiesa aveva rivolto alle sue università perché si impegnassero nella comunicazione sociale - dall'Inter Mirifica del 1965, alla Communio et Progressio del 1971, al documento della Congregazione per l'Educazione Cattolica sulla formazione dei sacerdoti, 1986. Ma era anche un frutto autentico del carisma di don Bosco. Il tema della comunicazione sociale era stato studiato nel 1984 dal 22° capitolo generale dei salesiani, che prese la decisione di avviare nuove forme di presenza in questo campo per essere davvero fedele al fondatore: «Vi prego e vi scongiuro di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione». Così, l'allora rettor maggiore, don Egidio Viganò, e il suo consiglio chiesero all'Università salesiana di progettare - "come iniziativa significativa per celebrare l'anniversario della morte di Don Bosco, il 1988" - una nuova specializzazione rivolta alla formazione d'esperti, docenti della comunicazione sociale, con particolare attenzione alla dimensione educativa e pastorale.

Il 29 giugno 1988 don Viganò, in qualità di gran cancelliere, fece pervenire il progetto elaborato dall'Università al prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, il cardinale William Wakefield Baum. "Le presento, eminenza - disse - in vista della necessaria approvazione, lo statuto del nuovo Istituto di scienze della comunicazione sociale (...) che ci piacerebbe anche chiamare "Scuola di comunicazione Don Bosco"". Il Decreto di approvazione porta la data del 17 dicembre 1988. L'anno accademico 1989-1990 accolse i primi 15 studenti:  provenivano da dodici nazioni diverse; metà erano salesiani, l'altra metà sacerdoti diocesani o laici. L'anno successivo divennero 43, poi 58, poi ancora 100. Oggi gli allievi sono oltre 150, di trenta nazioni diverse.

In questi vent'anni alcune cose sono cambiate:  nel 1998 l'Istituto prese il nome di facoltà perché completò la sua offerta accademica aggiungendo alla licenza e al dottorato il ciclo di baccalaureato; del 2003 è l'adozione del modello universitario europeo con l'adesione al "Processo di Bologna"; nel 2004 la nuova sede, progettata in ogni dettaglio per una piena funzionalità didattica.

Ciò che dall'8 dicembre 1989, invece, non è cambiato, è la motivazione che sostiene quanti lavorano nella facoltà, salesiani e laici, docenti e collaboratori. Alla base c'è la stessa idea forte di comunicazione, intesa come dimensione che qualifica la vita della persona e della comunità:  non solo elaborazione e trasmissione d'informazioni, ma promozione di rapporti interpersonali autentici, costruzione della comunità, elaborazione culturale e - di conseguenza - intervento sull'ecosistema in cui viviamo. E la dimensione religiosa ne è l'anima, perché "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio." (Matteo, 4, 4). Per questa comunicazione il medium più efficace è la persona:  una persona che studia, riflette e pensa; una persona competente nell'utilizzare gli strumenti e i linguaggi disponibili nel suo ambiente, da quelli tradizionali che conservano la ricchezza di una cultura, a quelli più innovatori; una persona, infine, cresciuta in autenticità, che contribuisce a rendere il mondo più umano e più giusto. Chi lavora alla facoltà di scienze della comunicazione è consapevole di trovarsi in una situazione che offre possibilità. S'incontrano giovani fortemente motivati, provenienti da molte nazioni diverse. Essi, venendo alla "Scuola di comunicazione Don Bosco", portano con sé i progetti delle comunità, delle diocesi, dei gruppi dai quali sono inviati,  sostenuti,  attesi.  Per  loro  lavorare significa  davvero  affrontare quella che Papa Benedetto XVI ha chiamato "emergenza educativa" e che la Conferenza episcopale italiana ha posto al centro del suo piano pastorale per il prossimo  decennio. Perché la comunicazione educa e l'educazione comunica.

I vent'anni appena trascorsi e la presenza attiva di molti allievi nelle varie nazioni con ruoli significativi - animatori culturali, docenti universitari, direttori di uffici diocesani, di centri di produzione, di radio e di televisioni, di giornali - attestano che il progetto "Facoltà scienze della comunicazione dell'Ups" merita davvero ogni impegno.

(©L'Osservatore Romano - 7-8 dicembre 2009)




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