Università Pontificia Salesiana - Roma


Spettacolo teatrale "Sette contro uno" - ©Iolanda Squillace8 studenti, una sala, un testo e la passione che smuove gli animi di chi crede ancora nell'arte. Questo il cast di "Sette contro uno", lo spettacolo del gruppo Teatro UPS che ha avuto luogo lunedì scorso 27 maggio tra le pareti della Sala espressione della Facoltà di Scienze della Comunicazione, all'interno delle iniziative legate al conferimento del Dottorato honoris causa in Educazione e Comunicazione al salesiano don Luigi Melesi.

Si dice che per imparare a fare teatro sia fondamentale "respirare la polvere del palcoscenico", un palcoscenico che deve alimentarsi delle relazioni, delle emozioni, delle parole, dei corpi, della vita reale. Questa la prima tappa del percorso formativo, che grazie alla disposizione del decano Don Mauro Mantovani e del docente della cattedra di Teatro Tadek Lewicki, la dottoranda Silvia Salvaterra ha intrapreso con un gruppo di studenti. Un percorso che ha dato vita ad una rappresentazione forte e disarmante nella sua semplicità, in quella luce del teatro povero che Grotowski ben ci ha insegnato. Una rappresentazione nella quale gli attori sono stati nuovamente posti al centro della scena, in un susseguirsi di emozioni, significati, dialoghi fecondi aiutati da momenti di forti silenzi, sottolineati dalla musica e dalle luci che i tecnici Ermanno Giuca e Antonino Garufi hanno sapientemente coordinato.
La trama dello studio da noi condotto sul testo di Reginald Rose "La parola ai giurati" è presto detta: otto giurati sono riuniti per decidere sulla colpevolezza di un giovane accusato di aver ucciso il padre. All'apparente inconfutabilità delle prove si oppone uno solo fra loro. Gli altri vorrebbero liquidare tutto in fretta, ma la caparbietà dell'uomo e la sua convinzione riguardo all'innocenza dell'imputato provocano il dubbio.

"12 angry man" (dodici uomini arrabbiati) è quel bisogno umano di ricerca della verità, il bisogno umano di lottare sempre tra apparenza e realtà, ma dove il tempo e la frenesia di una vita segnata al limite della performance rischia di far perdere il vero senso delle cose. Una giustizia labile che ha bisogno di nuovi fondamenti.


Questa potente idea drammaturgica ha offerto la possibilità di intraprendere questa prima tappa del percorso formativo, per giungere alla consapevolezza che il teatro è luogo per interrogarsi sulla propria identità più profonda e sui bisogni umani più radicati nel proprio essere. Un percorso che dal lavoro su se stesso possa condurre alla presa di coscienza dei propri talenti, delle proprie emozioni ma allo stesso tempo anche di tutto ciò che è Altro (i compagni, lo spazio, la scena) e che ci trascende.


Spettacolo teatrale "Sette contro uno" - ©Iolanda SquillaceIn questo il teatro è fortemente educativo: al di là della pura pratica teatrale, la storia del teatro non solo fornisce molteplici esempi di produzione artistica geniale, ma contribuisce, anche, alla creazione dell'immagine che l'attore ha di sé stesso, sia nella vita artistica che in quella reale.
E questi 8 ragazzi, animati dal desiderio di conoscere e apprendere nuovi strumenti e di mettersi in gioco, con coraggio hanno saputo vivere questa avventura e hanno saputo mettersi alla prova. Il corso, a differenza degli anni passati, non si è limitato soltanto alla pura recitazione di un testo, ma si è posto l'obiettivo di condurre gli allievi alla presa di coscienza e conoscenza di sé, del proprio corpo, delle proprie potenzialità al fine di crescere la consapevolezza del singolo rispetto ai propri talenti. Si è cercato di costruire relazioni interpersonali vere, rapporti vicendevoli di fiducia e la condivisione di un gruppo. Aspetti che con forza e predominanza sono emersi sulla scena dove si è potuto toccar con mano l'hic et nunc di un gruppo che ha vissuto ogni momento come se stesse avvenendo in quel momento, rendendo credibile, autentico e vero lo stare in scena. Pur nelle difficoltà che un gruppo di non addetti ai lavori può incontrare (l'agitazione, il dimenticare la memoria, il farsi prendere dal sopravvento dell'emozione), la presentazione dello studio realizzato ha mostrato tutti i suoi lati positivi. E la soddisfazione della docente nel veder raggiunti gli obiettivi preposti.

L'entusiasmo dei ragazzi è cresciuto di lezione in lezione, mostrando un interesse e un coinvolgimento nell'apprendere ciò che ancora a loro era sconosciuto, tale da riconoscere in esso un valore fondante la propria crescita culturale. Per questo sono riusciti a coniugare, chiave base per far teatro, pensiero e divertimento, emozione e azione, attraverso giochi di improvvisazione, giochi di immaginazione, creazione delle scene stesse. Nella consapevolezza che si debba sempre più investire nell'arte, nella cultura e nella formazione, come momento per investire nel futuro e migliorare il presente, ho cercato di infondere loro l'idea che "Il teatro è scuola di umanità, è condivisione e collaborazione, è comunicazione e comunione". Ora non li attende che continuare questo percorso formativo con un lavoro sul personaggio, sull'azione fisica e su alcune tecniche specifiche teatrali, forti delle conquista ottenute, per giungere nell'apice di esso a solcare il palcoscenico.

La rappresentazione era inclusa nel programma della Settimana Culturale delle Arti 2013 (26 maggio – 1 giugno) organizzata dall'Ufficio di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e con il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

 

Il servizio fotografico è stato realizzato da Franco Lever e Iolanda Squillace

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