Università Pontificia Salesiana - Roma


obama popDurante l'incontro dei dottorandi della FSC con il prof. Gianpietro Mazzoleni, tenutosi il 25 gennaio u.s., si è parlato della rilevanza sociale della comunicazione politica in quanto fenomeno complesso di grande attualità che è anche espressione di democrazia.

 

Il prof. Mazzoleni è uno dei massimi esperti italiani di comunicazione politica (C.P.) e ha illustrato la natura della comunicazione politica come fenomeno sociale che entra nelle nostre vite tramite i mass media e ci porta di tutto un po': dalle strategie elettorali interactive di Obama al gossip Sarkozy-Bruni, dal caso Google-Cina ai capelli di Berlusconi. Partendo da una definizione della C.P. intesa come "fenomeno complesso e globale che intreccia e si declina con la varietà dei sistemi politici e dei sistemi dei media" Mazzoleni ha insistito sul fatto che la comunicazione politica esiste se esiste quello ‘spazio pubblico condiviso da liberi cittadini che usano un linguaggio comune' che è la democrazia (altrimenti sarebbe propaganda, come nelle dittature). Perché la comunicazione politica è tale all'interno di una democrazia fatta di regole che assicurino un contesto di libertà di espressione e di dialettica tra le parti, implicando lo scambio di risorse simboliche per la conquista del potere. Ma la comunicazione umana è profondamente evoluta e fa i conti con i mass media in generale e con la televisione in particolare. Nel citare Bobbio, Mazzoleni evidenzia che la cultura della TV commerciale ha determinato un profondo cambiamento sociale, ha creato un clima culturale in cui, ad esempio, la popolarità del ‘personaggio' Berlusconi è stata addirittura in grado di allinearsi ad una ‘domanda' elettorale significativa.

 

Altro ambito che si è toccato è la C.P. come campo di studi che si concentra sui filoni classici (agenda setting, effetti, framing) e si confronta con i grandi ricercatori (Lasswell, Lazarsfeld, la scuola di Michigan, la Columbia, Blumler, Gurevitch, Noelle Neumann, McCombs e Shaw, Patterson..). Mentre all'estero il fenomeno è molto studiato soprattutto in relazione alla televisione (McQuail pubblica già nel 1968 ‘Television and Politics'; l'80% delle ricerche a livello mondiale si concentra su questo rapporto) non è così in Italia. In questi studi vengono esaminati: leader politici e tv; tv ed elettori; governi e servizio pubblico e tv; giornalismo e politica; videopolitica. Mazzoleni si chiede perché non venga recuperata la radio come settore di indagini e cita il noto programma di Radio24, la Zanzara, una sorta di studio aperto con gli ascoltatori. Sulla grande area New Media/Social Networks/Citizien Journalism esiste un filone di ricerca che però è sostanzialmente descrittivo. Negli studi sulle campagne elettorali ci si focalizza sul confezionamento del messaggio e sulla scelta del candidato, privilegiato in base alla sua ‘efficacia mediatica'. Interessante notare come, a dispetto di una scarsa ricerca italiana in tal senso, siano invece fiorite numerose iniziative inerenti il settore come la rivista COMPOL e le associazioni (AICOP) che riuniscono i professionisti del marketing e della comunicazione politica.


In questo confronto tra sistema politico e sistema mediatico è decisamente quest'ultimo a vincere e lo dimostra un chiaro e progressivo adattamento della politica alle logiche dell'audience (di cui è noto l'orientamento commerciale). Lo spostamento dalla piazza allo schermo televisivo (generalista) e la crescente partecipazione dei politici ‘mediagenici' ai programmi tv, ne sono testimonianza. I leader devono tenere conto dell'orientamento dei media verso l'intrattenimento e lo spettacolo, della tendenza a semplificare e ad avere un ritmo incalzante (infotainment), a focalizzarsi sulla personalizzazione del partito politico attraverso il personaggio carismatico/telegenico. In che direzione si sta dunque muovendo il rapporto media-politica? Nelle democrazie mature, sottolinea Mazzoleni, cresce la figura dello ‘spin-doctor', una sorta di ‘avvocato dei media' (Marcello Foa ‘Analisi dello Spin Doctor, Guerini editore), quello che ‘massaggia il messaggio' (ad esempio Bonaiuti spiega cosa vuole dire il capo del governo), ma sostanzialmente le tendenze sono due: il media management che si traduce nel condizionamento attraverso le buone relazioni con i media. Ed il news management che altro non è che una vera e propria manipolazione dell'informazione, molto spesso occultata. La ricerca su come i media invece influenzano le elezioni non è semplice per via della difficoltà di distinguere tra effetti a lungo e a breve termine. Il prof. Mazzoleni ha chiuso l'intervento con alcuni interrogativi che riguardano l'identificazione tra democrazie forti e sottili, l'eventuale declino del ‘quarto potere', la possibilità che i nuovi media diventino strumenti di democrazia e la questione del digital-gap che lascia fuori dagli scambi democratici grandi masse di popolazioni del mondo.


Ma al di là degli ambiti ancora non esplorati, con certezza Mazzoleni punta il dito sulla popolarizzazione della politica (La Comunicazione Politica Pop, l'ultimo lavoro pubblicato da Mazzoleni) ovvero "quando fatti, personaggi, storie, parole, notizie che appartengono alla politica - tradizionalmente autoreferenziali e distanti dalla vita reale - diventano, grazie ai media, realtà familiari". Un quadro inquietante considerando che il prezzo della popolarizzazione è, spesso, l'approssimazione e la banalizzazione di contenuti che meriterebbero invece approfondimenti e riflessioni. Strumenti ‘antichi' forse, ma di sicuro chiavi indispensabili per poter compiere valutazioni ponderate e libere scelte politiche (ndr).

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