Università Pontificia Salesiana - Roma


formaz giornalisti Sprignhetti Sammarco(Roma, 10 aprile 2017) - Sabato 8 aprile si è tenuto, presso la FSC il Corso di formazione per giornalisti iscritti all’Albo di Lazio e Molise e per operatori della comunicazione, dal titolo “Quando l’informazione crea conflitto”. All’incontro hanno preso parte circa 100 professionisti aderendo alla proposta di formazione continua richiesta dall’Albo nazionale dei giornalisti di Italia.

Introdotto dal benvenuto del Rettore, don Mauro Mantovani, l’incontro è stato avviato dall’intervento del prof. Mario Morcellini, Commissario dell’AgCom e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università La Sapienza di Roma, e di una sua collaboratrice, la prof. Michaela Gavrila, ricercatrice a La Sapienza. Il prof. Morcellini ha spiegato come i media riescono a mettere in atto meccanismi che incidono profondamente sulla società, generando conflitti etnici, culturali, religiosi. «Ecco perché – ha spiegato – è importante per gli operatori della comunicazione cogliere determinati algoritmi linguistici e intuirne la potenzialità o la pericolosità, per il bene comune di tutta la società».

Di “bene comune” e di responsabilità verso la comunità sociale ha parlato anche il prof. Renato Butera, docente di Etica e deontologia presso l’UPS e giornalista pubblicista, il quale ha illustrato i valori etici del giornalismo e i diritti/doveri del professionista. «L’informazione deve essere come questa aula, arieggiata, pura e non viziata» perché quando la notizia non è autentica reca danno alla comunità e soprattutto «tradisce il sacro rapporto di fiducia tra giornalista e lettore». La verità, o meglio «la veracità – come ha sottolineato il prof. Butera – è quell’insieme di valori etici e morali che devono illuminare il lavoro del giornalista e che contribuiscono alla crescita dell’intera società».

La verità e soprattutto la verifica dei fatti sono state il cuore dell’intervento della prof. Paola Springhetti e del prof. Vittorio Sammarco, entrambi giornalisti, i quali hanno focalizzato l’attenzione sugli errori evitabili da parte del professionista. La prof. Springhetti ha proposto soluzioni pratiche, ad esempio siti di informazione volti a smascherare le cosiddette “bufale”, di cui sono pieni i social network. Il prof. Sammarco ha parlato invece dello stretto legame tra comunicazione e politica, mettendo in guardia da un certo tipo di informazione divenuta negli anni «megafono del potere».

formaz giornalisti MorcelliniIl decano della facoltà, il prof. Peter Gonsalves, ha parlato di Peace Journalism, perfetta sintesi tra la non violenza del Mahatma Gandhi e gli studi di Johan Galtung di inizio Novecento, proponendo nuovi orizzonti verso i quali dovrebbe muoversi la comunicazione dei giorni nostri. La comunicazione può così alimentare i conflitti (che non sono solo le guerre), fomentando odio e discriminazioni; oppure può aiutare ad attenuarli, offrendo possibilità di mediazioni e dialogo. Il prof. Gonsalves ha citato Jake Lynch e del suo giornalismo di pace che non racconta solamente la lotta tra due fazioni opposte, ma propone soluzioni per il superamento del conflitto.

Attraverso un contributo video, il prof. Tommaso Sardelli, docente della FSC dell’UPS, ha analizzato l’uso della foto nell’informazione partendo dalla convinzione che la fotografia è un elemento che ha assoluto bisogno di essere inserito in un contesto per evitare qualsiasi tipo di manipolazione o peggio di falsificazione della realtà. E il contesto si raggiunge con l’onesta integrazione del testo, del titolo, della didascalia. Interessanti gli esempi portati sino alla più recente attualità.

Dopo una breve pausa, alle 14.15, la sezione pomeridiana si è aperta con il contributo della dottoressa Rosy Russo, tra i fondatori di “Parole Ostili”, la pagina che vuole combattere le parole improprie e portatrici di conflitto nell’informazione e nei social. La dott.ssa Russo ha presentato delle ricerche condotte sul linguaggio utilizzato dagli adolescenti, sulle piattaforme sociali, in particolare contro gli stranieri, «diretta conseguenza di un vocabolario mediatico generatore di conflitto».

Un’altra esperienza viva del mondo della radio è quella che Massimo Vallati ha raccontato con il suo “impegno notturno” per uno dei quartieri più problematici di Roma, senza i servizi idonei premessa e base per una convivenza civica della popolazione. “RadioImpegno” è una radio comunitaria nata da un progetto di riqualificazione del quartiere Corviale a est di Roma. Con l’aiuto della diocesi e del Comune di Roma, sono riusciti a opporsi alla mafia capitolina che con lo spaccio aveva sottratto aree verdi ai giovani del quartiere. Adesso queste zone ospitano un oratorio, campi da calcio, da rugby e la sede della Radio, in onda tutti i giorni da mezzanotte alle sette del mattina, «per dare voce alla notte grazie alla voglia di cambiamento di tante persone di buona volontà».

L’attenzione ai cambiamenti sociali e alla buona informazione è alla base della comunicazione televisiva promossa da Tv2000, come ha spiegato la dottoressa Rita Pinci. La dott.ssa Pinci ha messo in evidenza una delle grandi contraddizioni del giornalismo moderno: la barriera di accesso alla professione; secondo lei infatti «dare la possibilità di scrivere solo a chi è iscritto all’Albo porta a un protezionismo che non fa bene all’informazione ed esclude giovani talenti».

L’ultima parte del Corso di formazione permanente si è incentrata sulla comunicazione di Papa Francesco, “costruttore di ponti e non di muri”. A portare la sua testimonianza è stata la prof. Vania De Luca, vaticanista di Rai News 24. Nei suoi viaggi al seguito del Pontefice, sperimenta e racconta la comunicazione autentica e sincera di un Papa aperto al prossimo, attento e abile conoscitore dell’animo umano e dei social media. Un Papa pronto ad abbracciare una comunicazione 3.0, senza dimenticare i valori e l’etica della tradizione.

fonte: unisal.it

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