Università Pontificia Salesiana - Roma


teatro fsc"Il teatro valorizza chi si mette in gioco e fa crescere la comunità. Nella tradizione salesiana il teatro è una dimensione fondamentale. Lo è anche per la nostra facoltà", assicura Franco Lever, decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale (FSC) dell'Università Pontificia Salesiana.

E ricorda gli spettacoli organizzati dai giovani salesiani nella seconda metà degli anni '60, quando l'Università si era appena trasferita nella sede attuale (nel 1965): "Di televisione ce ne lasciavano vedere poca; in compenso gli spettacoli li facevamo noi!".

 

É negli anni '70 che il teatro all'UPS è diventato attività accademica, con i tirocini di Drammatizzazione organizzati dall'Istituto di Catechetica, diretti dall'attore professionista e clown Urbano Ferrari. "Nei due decenni successivi avvenne una cosa 'strana': il teatro quasi scomparve come forma di celebrazione della comunità universitaria; rimase solo come attività accademica! Il teatro, come tutte le forme rituali, vive se c'è una comunità che sente il valore dello stare insieme."

 

Nel 1989, con la nascita della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale (allora denominata ISCOS) l'attenzione per il teatro aumenta sia nella forma di corsi sia con tirocini e spettacoli. Migliorano anche le attrezzature, con un allestimento assai curato dell'Aula Paolo VI (un nuovo palco con i tre sipari, le quinte mobili, l'impianto luci, la videoproiezione, un doppio impianto audio, le regie ...).

"Il primo spettacolo della Facoltà - in grande stile - fu Giobbe, nel dicembre del 1990. Quell'anno docente responsabile del tirocinio Teoria e pratica del teatro era un professore greco, Evangelos Mazarachis, grande cultore del teatro come forma di educazione. In scena si sono avvicendati tre Giobbe, di lingua e di razza diverse. Il copione originale non è andato perso!", ricorda Lever con un po' di commozione. "Fu una cosa bella: non solo lo spettacolo, ma la preparazione, il creare insieme una cosa nuova grazie a potenzialità che lo studio non fa emergere. E poi c'era una grande soddisfazione, perché si riprendeva in modo vigoroso una tradizione, sostenuta ed ampliata dal lavoro di Luciano di Mele (dal 1991 al 1995) e poi, per vari anni ancora, da Tadeusz Lewicki."

Tra le facoltà di comunicazione in Italia, quella dell'Ups è praticamente l'unica che prevede corsi e tirocini di teatro. "Di solito l'attenzione è tutta per i media elettronici", spiega Lever, "mentre noi siamo convinti che la dimensione teatrale è assolutamente fondamentale".

 

Perché uno studente della FSC deve "perdere tempo" nei tirocini obbligatori di teatro? Non basta saper scrivere un articolo o fare un'intervista per essere un bravo comunicatore?

"No, non basta. La comunicazione teatrale non ricorre a strumenti, utilizza i "fondamentali" della comunicazione umana: è gesto, parola, sguardo, attenzione, silenzio e dialogo. E tutto questo è basilare per chi vuole davvero essere un comunicatore. La sensibilità profonda per quanto avviene nel processo comunicativo non si conquista soltanto attraverso lo studio dei libri; passa attraverso l'esperienza. Mi piace ricordare a questo proposito Giovanni Paolo II. É diventato il grande comunicatore che è stato, perché per lunghi anni – non solo da giovane - ha lavorato in teatro, come attore, come autore, come animatore. E del valore formativo di queste attività si è ricordato quando in un documento preparatorio del Concilio Vaticano II ha proposto che il teatro fosse una componente della formazione dei giovani sacerdoti nei seminari", spiega il decano.

 

Quanto interessa il teatro agli studenti dell'Ups? Per molti tra loro l'esperienza è legata ai corsi e ai tirocini; per alcuni si prolunga anche nella frequenza a spettacoli significativi della programmazione romana. Per altri invece, da tre anni ormai, indipendentemente dall'obbligatorietà accademica, l'interesse si esprime nella partecipazione ad un laboratorio teatrale diretto dal prof. Nino Pizza. Organizzato dalla FSC, il laboratorio è aperto a tutti gli studenti dell'Ups.

Il primo anno gli studenti erano solo cinque, ma in occasione della festa della Facoltà, il 12 giugno 2009, vollero presentare il loro primo spettacolo «... senza titolo», con unanime sorpresa e gradimento. L'anno dopo, nella stessa occasione, il 15 giugno 2010, il pubblico ha visto «Percorsi. Gli dei nelle loro erranze hanno creato le prime strade» e questa volta gli attori erano dodici. "Il regista voleva che noi tutti facessimo un corpo solo, usando le nostre risorse umane: le voci, i sudori, gli sguardi; la contemporaneità del tempo, lo spazio e il volume del palcoscenico, mantenendo il tema: Immigrazione", scrive uno degli attori su Facebook.

 

L'amicizia e la condivisione tra gli studenti del laboratorio sono cresciute ogni anno di più, tra il sudore e la fatica degli esercizi e il gusto di pizza durante le uscite fatte insieme. Fino a sognare un progetto più grande che coinvolgesse anche altri studenti dell'Ups interessati alla musica, alla danza e al canto. Il "sogno", sostenuto dalla Facoltà, quest'anno ha preso forma nel progetto di "ricerca/azione" di Anezka Hesova, una studentessa del quinto anno, interessata allo studio dell'animazione in una comunità giovanile universitaria. Il frutto è stato lo spettacolo andato il scena il 20 maggio scorso: «Narr'azioni. Corpi, Tempi, Spazi d'Incontro», con la partecipazione di circa quaranta tra studenti e docenti in qualità di coordinatori, attori, cantanti, musicisti, ballerini e collaboratori (tecnici delle luci e audio, fotografi, operatori video, ecc.).

 

"L'obiettivo primario non era lo spettacolo come tale, ma creare durante l'anno delle occasioni di incontro tra persone interessate a fare musica, canto, danza, teatro e con queste persone realizzare la cosa più bella che potevano fare, coinvolgendo tutti", commenta il decano della FSC. "Nella messa in scena si sono utilizzate le potenzialità disponibili, tecniche e personali, alcune di queste 'sconosciute' persino ai soggetti che le hanno messe a disposizione! Non è stato escluso nessuno. Tutto questo è coerente con la scelta educativa di base, una scelta di valorizzazione delle persone attraverso il teatro. L'idea guida non era: si deve vincere un concorso, ma far crescere le persone e la comunità. Il gradimento dello spettacolo da parte delle persone presenti è stata un'ulteriore conferma della validità delle scelte fatte."

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