Università Pontificia Salesiana - Roma


germogli della buona notizia phR Carrasco ridL’incontro di presentazione del libro I germogli della Buona notizia, che si è tenuto giorno 9 maggio presso la sede della Facoltà di scienze della Comunicazione della Ups, ha visto la partecipazione di studenti e docenti, amici e professionisti dell’informazione e della comunicazione che si sono ritrovati in un pomeriggio primaverile dedicato alla ricerca della “buona comunicazione”. Il brillante moderatore dell’evento è stato Vittorio Sammarco, giornalista e principale curatore della pubblicazione oltre che docente di giornalismo presso la FSC. Dopo il benvenuto del Decano Don Peter Gonsalves, ha preso parola il Rettore dell’UPS Don Mauro Mantovani che ha ringraziato i colleghi autori della pubblicazione ricordando la coincidenza con la giornata dell’Europa, “un’Europa che si fa insieme, come questo libro”, un testo che intercetta “un già e non ancora” presente in tante realtà ove la speranza aspetta solo di essere colta e resa visibile.

Sammarco ha poi dato la parola agli ospiti dell’incontro: Don Ivan Maffeis, direttore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali della CEI, già Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, per 10 anni direttore del settimanale Vita Trentina e Segretario nazionale della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici, Maffeis è stato docente di Etica e deontologia dei media e Gestione dei media presso l’Università Salesiana ed è autore di numerosi saggi, libri e reportage. E la professoressa Milly Buonanno, autrice di numerosissimi studi e pubblicazioni sulle narrative televisive e già docente e capo progetto del GEMMA (Gender and Media MAtter) presso il dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza.

 

“Noi siamo le persone che abbiamo incontrato”

germogli buona notizia IMG 9127 1Così, ha esordito Maffeis, ringraziando l’ex Decano e Professore Emerito Don Franco Lever, peraltro presente all’incontro, che lo ha accompagnato nel suo percorso di studente di Scienze della Comunicazione in FSC. Gli anni della formazione sono i più importanti, afferma il direttore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in questa Facoltà si impara a portare fuori contenuti di qualità, a fare analisi, a coltivare chiavi di approfondimento senza appiattirsi su logiche di corto respiro. Da qui il riconoscimento alla qualità dei 12 contributi dei docenti FSC, raccolti nella sesta edizione della collana ‘Percorsi di Comunicazione’ edita da LAS, che fanno il punto sulla comunicazione di speranza e fiducia. Ma gli anni della formazione iniziano in famiglia e così Don Ivan parla del papà, artigiano falegname in Trentino, narra degli insegnamenti di un uomo che sin da piccolo soleva dirgli “devi imparare a camminare con gli altri per conoscerli” e poi ancora l’importanza di leggere insieme un quotidiano nazionale per cominciare a capire e a riflettere sui fatti del Paese e del mondo. E la libertà interiore soprattutto, come dignità che ti accompagna per tutta la vita e che si costruisce con il discernimento e la capacità di rinunciare a ciò che non è in sintonia con i nostri valori.

Poi Maffeis s’interroga sulla cultura digitale che cambia e che ci ha cambiati così profondamente e forse non sempre in meglio seguendo le riflessioni di Sherry Turkle (Soli, insieme. Feltrinelli, 2012 e La conversazione necessaria, Einaudi, 2016). Sono emersi nuovi codici sociali, nuove sintesi, un modo completamente diverso di fare informazione e comunicazione, siamo sempre ‘on’ e costantemente immersi in flussi giganteschi di stimoli e forse questo ci ha tolto qualcosa nel rapporto che possiamo ancora avere con la Verità, con la cura della parola, con l’attenzione agli ultimi. Se c’è un antidoto alla comunicazione confusiva-veloce-eccessiva che spesso induce all’errore (fake-news) ed è perlopiù incentrata sulle tragedie umane, questa risiede nel conservare l’inquietudine della ricerca, nel mantenere occhi aperti e svegli, uno sguardo agile e intuitivo ma sempre molto attento all’analisi, alla ricerca del vero in modo responsabile.

Bisogna allenarsi all’ascolto, a percepire le sfumature, i silenzi, solo così si può raccontare con pudore, sobrietà e umiltà. Perché la realtà dipende dagli occhiali con cui scegliamo di guardarla, se scivoliamo nella spettacolarizzazione e nell’emotività, dobbiamo sapere che lo facciamo a discapito di un sano confronto con ciò che accade, dobbiamo capire che stiamo venendo meno al racconto di una storia umana nel rispetto della sua assoluta unicità e sacralità.

 

“Un contributo non convenzionale e coraggioso”

germogli buona notizia IMG 9118Dopo aver ringraziato l’Università Salesiana e la Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale per l’invito, la professoressa Buonanno ha introdotto la pubblicazione definendola “un contributo non convenzionale e coraggioso” poiché controcorrente rispetto alle posizioni di molti intellettuali che certo non accarezzano la speranza come invece è stato fatto in questa raccolta di saggi. Secondo la Buonanno gli autori del testo esplorano e restituiscono una mappatura di contesti di comunicazione e relazioni molto diversi e inusuali, dal teatro al public speaking, dal fotogiornalismo alla street art e lo fanno in modo teoricamente attrezzato evidenziando costantemente la connessione con il tema della speranza e della fiducia. Temi che vengono definiti come deterrenti fertili in grado di costituire luoghi generativi per l’umano e in questo approccio la speranza è performativa nel senso che indica un’azione, è testimoniata a dispetto del dilagante protagonismo massmediatico del male, sovraesposto dalle cattive notizie che possono solo generare insicurezza e paura. Oggi non possiamo più dire ‘non lo sapevo’ perché l’era mediale ci inonda continuamente di news, allora la questione cruciale è proprio il framing, la cornice, lo sguardo (a proposito frame significa anche montatura degli occhiali) con cui si restituisce e si amplifica la realtà. Poiché è nel framing che si costruisce il significato delle notizie attraverso parole, immagini, riferimenti simbolici e determinate interpretazioni.

L’invito allora è leggere l’attualità in altri modi, per non lasciare che incomba il grande discorso sulla paura (vedi il sociologo David Altheide, Creating Fear. News and construction of crisis, 2002) perché i veicoli dell’ansietà sono sempre all’opera nell’informazione come nell’intrattenimento. Basti pensare al fenomeno delle fiction e alla nutrita schiera di antieroi delle serie americane (I Soprano, Dexter, Breaking Bad, House of Cards, Walking Dead, Homeland e così via), fiction che hanno riarticolato e rialimentato il discorso sulla paura in modo estremamente catturante data la loro vasta popolarità. Forse la ricerca sociale può e deve fare qualcosa in più per rendere il ‘positivo’ più visibile, ma per farlo è necessario ‘scavare nelle ombre’ come suggerisce la sociologa Saskia Sassen, perché ciò che non è visibile potrebbe essere ciò che poi ci illumina. Per ridimensionare il framing ansiogeno dei media possiamo ricordare che questi costituiscono una delle molteplici possibilità di lettura della realtà: i media propongono ma siamo noi a scegliere, dunque queste proposte sono soggette a una negoziazione (la fruizione attiva del testo mediale, direbbe Losito). Da uno sguardo lungo sul passato possiamo forse dire che dopo la seconda guerra mondiale si è progressivamente consumata una grande disillusione circa la possibilità di costruire un mondo migliore e forse anche questo ci lascia smarriti oltre alla cultura della velocità e al diffuso mediatismo. Nonostante tutto però, a tratti, il discorso sulla speranza, su una fiduciosa immaginazione del futuro, riemerge. Succede spesso nella comunicazione politica, vedi ad esempio ‘Hope’, la campagna di Obama negli USA e forse a ben cercare vive in ogni situazione drammatica, poiché laddove si annida il dolore si accende anche la speranza. La professoressa Buonanno ha concluso il suo intervento ribadendo l’assoluta necessità di riattivare la salvifica comunicazione della speranza per le attuali sfide dell’umanità, unitamente ad un laboratorio di perseveranza, dal momento che queste non sono altro che le due facce di una stessa medaglia.

 

Germogli della buona notizia cover 1283Il testo ‘I germogli della Buona notizia. Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo’ è a cura di Vittorio Sammarco, Simonetta Blasi, Anthony Clifford Lobo e Maria Paola Piccini e contiene diversi saggi a firma degli stessi curatori, del Rettore della Pontificia Salesiana Don Mauro Mantovani, del decano FSC Don Peter Gonsalves e dei docenti Maria Emanuela Coscia, Cristiana Freni, Tadeusz Lewicki, Tommaso Sardelli, Roberto Scardella e Paola Springhetti.
L’incontro di presentazione del libro si è chiuso con la proiezione di un video, una sequenza agile e gradevole di originali anteprime dei 12 saggi, ideato e realizzato dalle studentesse e dagli studenti del corso Pianificazione e Gestione della Comunicazione (tra l’altro anche curatori dell’intera organizzazione e comunicazione on e off line dell’evento) tenuto dalla professoressa Maria Emanuela Coscia.


Alcune foto dell'evento - ph. Sinoj Skaria

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