Università Pontificia Salesiana - Roma


ubiquitous.jpgState camminando per strada: al vostro passaggio un cartellone pubblicitario vi comunica sul cellulare dell'ultimo film, informandovi sui cinema nei quali è in programmazione, permettendovi di leggerne la trama e poi di prenotare un biglietto per l'ultimo spettacolo; continuate per strada mentre ascoltate sull'I-Pod la musica che avete scaricato la mattina dal vostro sito musicale preferito; poi un salto ai grandi magazzini: sullo schermo dei vostri occhiali computerizzati appaiono degli annunci sui prodotti che il centro commerciale vi consiglia, con possibilità di portarli direttamente in cassa e pagarli tramite carta di credito.

Tornate a casa: durante il tragitto il navigatore vi permette di trovare una strada alternativa alla morsa del traffico; entrate, il televisore vi propone le email arrivate e le notizie selezionate dai giornali online che preferite, mentre il frigorifero a vostra insaputa ha provveduto ad inoltrare le richieste di approvvigionamenti per il supermercato che ve le farà recapitare domani mattina...

Vi sembra concepibile tutto ciò oppure è uno scenario fantascientifico? Vi inquieta la prospettiva pervasiva di un mondo pieno di informazioni che potrebbero rivoltarvisi contro ed essere usate a scapito della vostra privacy, oppure siete entusiasti di essere facilitati nelle vostre usuali "commissioni informatiche", perché ciò vi consentirà finalmente di fare al meglio il vostro lavoro lasciando che tutte le altre "interfacce nascoste" lavorino per voi?

In tutti i casi benvenuti nell'Ubiquitous Computing!!

 

Dal PC (Personal Computer) al PC (Pervasive Computing)

Ubiquitous Computing è una frase che ci incuriosisce, ha in sè un qualcosa di misterioso, ma in effetti nasconde concetti e problematiche che molti studiosi stanno indagando perché concerne non solo i nostri destini tecnologici ed informativi ma tocca altri punti nodali come il rapporto tra informazione, economia e privacy.

Ma analizziamo meglio il problema. La storia dell'Information Technology ha attraversato finora due fasi distinte:

  • dagli anni ‘40 agli anni ‘80, quando i computer erano solo ad appannaggio delle grandi imprese, università ed organizzazioni militari, ed erano utilizzati da specialisti che attingevano informazioni ed elaboravano dati tramite i loro terminali collegati ai grandi "cervelloni" (i main frame, in gergo). La situazione era quindi: tanti utenti per un solo computer (many to one)

  • dagli anni '80 praticamente ai giorni nostri, quando sotto la spinta della miniaturizzazione dei componenti elettronici e della loro progressiva economicità, i PC (personal computer) sono diventati per ognuno di noi quasi inseparabili compagni in ufficio, nell'intrattenimento, nelle comunicazioni personali e nel networking (mantenendo comunque il loro "ufficio iniziale": la capacità di effettuare calcoli ed elaborazioni). La situazione diventa: un utente per un computer (one to one).


Il PC sembrava, fino a poco tempo fa, dovesse essere "il luogo", l'interfaccia culturale dove confluiscono tutte le nostre espressioni mediali. Nato per eseguire programmi di calcolo, ora con il PC possiamo elaborare testi, vedere la TV o visionare film in DVD, sentire la radio, navigare in Internet, comunicare tramite e-mail o instant-messaging ma anche parlare al telefono tramite Skype .

pda_hand.jpg Ma sarà il PC la nostra "interfaccia culturale definitiva"? Già da alcuni anni è chiaro che il computer non è il solo mezzo di comunicazione globale, ma viene affiancato da altri "fratellini insidiosi" tra i quali spiccano i dispositivi per la mobilità, palmari (PDA - Portable Digital Assistant) e cellulari. I PC inoltre, complessi e multifunzionali, sono mediamente difficili da usare (mia madre usa molto meglio il televisore o il telefono di casa); si connotano per alcune caratteristiche che oggi non si adattano al meglio alle nuove tendenze della comunicazione: sono concepiti per un utilizzatore finale troppo indifferenziato e polivalente, in palese contrasto con tutte le indicazioni di marketing e del design centrato sull'utente; sono sottoposti ad un precoce invecchiamento tecnologico, perché le industrie sia hardware che software fanno ricorso ad una strategia commerciale particolarmente aggressiva che punta sulla insoddisfazione a oltranza degli utenti e sul loro desiderio di disporre di PC aggiornati, indipendentemente dalla loro competenza nel valutarli o gestirli.

Oggi la diffusione di Internet, delle tecnologie wireless e delle abitudini di relazione connesse, l'integrazione sempre migliore del PC con altri sistemi di telecomunicazione (telefonici, televisivi etc) sembra annunciare una nuova era nel mondo dell'information technology: un mondo fatto di internet di terza generazione, dove ogni dispositivo tecnologico avrà un suo indirizzo di rete (IP address per gli esperti) e sarà quindi un nodo della rete, un ambiente tecnologico dove il computer - o più precisamente il network di computer integrati - sia "pronto a nascondersi", occultarsi, e a pervadere la sfera della quotidianità, trovando ospitalità

  • negli interruttori e negli elettrodomestici,

  • nelle automobili e nei vestiti,

  • nei cartelloni pubblicitari e nei codici a barre

  • oltre che ovviamente in tutti i dispositivi di comunicazione digitale, fissi o trasportabili, cui facciamo ricorso durante la giornata.

A questa nuova fase, che chiamiamo pervasive/ubiquitous computing corrisponde una relazione uomo/macchina del tipo: un solo utente per molti compurer (one to many).


Citando Bolter e Grusin, due studiosi di comunicazione, ubiquitous computing significa "trasformare l'intero mondo nell'interfaccia di un computer [...] offrire agli utenti un mondo nel quale tutto diventa un medium, dal momento che ogni cosa è o contiene uno strumento computerizzato [...] assegnare agli oggetti inanimati una sorta di vita artificiale".

Più contenti o ancora più schiavi?

La logica dell'ubiquitous computing intende trasformare le nostre abitudini lavorative. di entertainment e di comunicazione: i dispositivi tutti intorno a noi si "daranno da fare" silenziosamente e discretamente per acquisire dalle reti le informazioni che a noi servono e "presentarcele" nel momento più opportuno, tramite diversi tipi di interfacce. Insomma, ci faciliteranno la vita perché ci permetteranno di dedicarci più proficuamente al nostro lavoro ed al nostro tempo libero.

E se invece come pensano altri, finissero per rovinarcela del tutto? Come dice Alberto Marinelli, che insegna alla facoltà di Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, "fra qualche tempo non sarà così innaturale puntare un oggetto che indossiamo (non è detto che sia il cellulare) verso un oggetto "senziente" (ad esempio un quadro di un museo o un prodotto del supermercato) per ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo l'oggetto senziente potrebbe attivare un dialogo in automatico con l'oggetto che indosso (ricordate il film Minority Report? - n.d.r) perché sente la mia presenza, mi riconosce come utente potenzialmente interessato alle informazioni di cui è titolare e mi propone un'offerta personalizzata sui miei interessi e sulle mie capacità di spesa."

Ecco il nodo dolente, la privacy: l'incrocio di informazioni che ci riguardano (i nostri precedenti acquisti con carta di credito ma anche i precedenti musei visitati), e la pervasività dei dispositivi mobili e dispersi nel mondo fisico è un mix potenzialmente esplosivo rispetto alla tutela della privacy.

Howard Rheingold, noto studioso dei fenomeni tecnologici ed autore del libro "Realtà Virtuale" scrive:

"i media pervasivi portano in sé il potere della sorveglianza insieme con quello dell'elaborazione della comunicazione. Gli utenti dei media pervasivi saranno facile preda degli "spioni". [...] In realtà si realizzerà quello che temeva Orwell e anche di più". 

Proprio la massiva raccolta delle informazioni sulle abitudini dei consumatori, necessaria alla logica dell'ubiquitous computing, potrebbe portare ad una invasività inaccettabile della nostra privacy. Mentre adesso lo spam arriva soltanto sotto forma di posta elettronica, pensate cosa potrebbe succedere se tutte le interfacce presenti intorno a noi potessero spedirci potenzialmente informazioni commerciali e fare incetta delle nostre abitudini (e dei dati) riguardanti la nostra salute o la nostra situazione finanziaria.

Certo, per nostra protezione avremmo sempre la possibilità di spingere il tasto off, quando passando davanti ad un cartellone pubblicitario, vedessimo spuntare sul nostro cellulare il messaggio: "un'informazione pubblicitaria per te", ma sicuramente l'establishment della pubblicità scoverà sempre nuovi sistemi di incentivazione per non farci premere quel pulsante, per farci diventare sempre più ubiquitous consumer.


Volete saperne di più?

Rheingold H. - La realtà virtuale, Baskerville, 1994 link
MARINELLI A. - Connessioni: nuovi media, nuove relazioni sociali, Guerini, 2004
BOLTER J. - GRUSIN R., Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerrini e Associati, 2003
ORWELL
G. - 1984, Arnoldo Mondatori Editore, 1950

 

Antonio Giannasca è docente della FSC per i corsi e i tirocini di Teoria e tecniche del Linguaggio Multimediale.

 

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