Università Pontificia Salesiana - Roma


new media
Il presente della comunicazione viene vissuto sotto il segno delle nuove tecnologie informatiche. Queste pervadono la nostra vita ed ormai non ne possiamo fare a meno, nell'industria, nei servizi, e a livello personale.
 
Pensiamo oggi come sarebbe vuota la nostra vita senza un cellulare, senza un PC o senza un televisore. Come faremmo a vivere senza Internet! Come faremmo senza essere sempre in contatto, sempre connessi, sempre informati?
 

Già mi immagino vuote ore di ozio, magari al bar giocando a carte con gli amici, leggendo la Gazzetta e commentando animatamente le (non sempre brillanti) prestazioni della Roma. Mi immagino lunghe passeggiate per i boschi o per il paese, mentre i ragazzini giocano a pallone o a nascondino per le strade. La sera poi, dopo cena potremmo leggere un libro, una rivista o andare al cinema, fare un giro in piazza oppure chiacchierare con i nostri cari o con i nostri amici prima di andare a dormire, e se volessimo comunicare con i nostri parenti a qualche centinaio di chilometri di distanza dovremmo aspettare una, due settimane? prima di ricevere una lettera di risposta, oppure esagerare con i gettoni alla cabina del bar...

Veramente terribile...un incubo! Eppure sto solo descrivendo una normale giornata estiva del secondo dopoguerra, anzi, a pensarci bene, se ci aggiungiamo un televisore, sto proprio descrivendo una tipica giornata estiva al paese dove andavo in vacanza negli anni 70/80. Sono passati poco più di trenta anni, ma ricordo con nostalgia giornate senza nevrosi da traffico, senza ansia di arrivare, senza bruciori allo stomaco, con l'unica preoccupazione di giocare bene a basket o di piacere a quella o a quell'altra ragazza... ma già con l'immaginazione e la voglia, questo sì, che queste cose prima o poi si sarebbero verificate, che presto avremmo comunicato con un sistema di telefoni personali, senza fili, oppure che avremmo potuto accedere a una base di conoscenza senza confini. 

Detto tra noi però, stavo molto meglio di adesso che sono sempre in contatto con tutti, sempre connesso a Internet e sempre informato di quello che succede nel mondo, che mentre scrivo queste righe con il mio PC portatile controllo la posta elettronica, guardo in streaming di tanto in tanto la corsa di formula uno, mi collego in VPN1 con il server dell'ufficio per prendere un documento che mi serveper scrivere questo articolo e ascolto poco lontano, al bar dellaspiaggia un documentario su Churchill trasmesso sul digitaleterrestre. Ah, dimenticavo, sono sulla spiaggia e sto utilizzando unachiavetta wireless!2
 
Quanto sono lontane quelle giornate degli anni '80... sembrano secoli, eppure in pochi anni le nostre pratiche sociali sono cambiate al punto che non abbiamo avuto tempo per metabolizzare la velocità con cui si sono sviluppate le "prodezze della tecnologia". Facciamo tutte queste cose, usufruiamo, godiamo dei miglioramenti che la tecnologia ci offre ma non ci soffermiamo quasi mai a riflettere su come siamo cambiati: oggi per le strade i bambini non giocano quasi più, tranne nei piccoli paesi. Forse troppe macchine, o chissà, preferiscono le playstation oppure chattare con qualcuno di non ben precisato dall'altra parte, o mandare SMS a ripetizione ai loro amichetti. Neanche la scuola soddisfa più le giovani generazioni, il nozionismo non fa più per loro, oggi va per la maggiore la fantasia, la creatività indotta dai nuovi mezzi di comunicazione multimediali e interattivi, così da più parti si esprime la preoccupazione di "covare in seno" una "generazione digitale" (forse) più sveglia e spigliata ma meno preparata della precedente e che si sente più a suo agio ad esprimersi tramite i mezzi di comunicazione digitale che tramite l'oralità e la scrittura.

I ragazzi, i giovani non hanno più fiducia negli insegnanti e nella famiglia, d'altronde spesso queste due istituzioni latitano. Hanno pochi spazi per aggregarsi nel mondo reale, manca ormai la vita di strada, la vita di cortile, non si è più sicuri nell'uscire, "i grandi" non danno loro spazio per esprimere le loro idee e le loro potenzialità (e lo vediamo anche nello scarso rinnovamento, seppur chiesto a gran voce da più parti, della classe dirigente).

Così ci si rifugia nel virtuale, un ambiente soft dove "non ci si può fare male", almeno fisicamente, almeno fin quando ci si incontra tramite uno schermo e una tastiera, dove si è liberi di socializzare con tutte quelle pratiche da "cyber-cortile" che ora sostituiscono le pratiche da "real-cortile" che tutti noi abbiamo sperimentato, dove si è liberi di esprimere il digitalself3 tramite le virtual community, i Social Networks o i mondi virtuali tridimensionali come Second Life, dovecondividere con altri avatar 4 storie di vita parallela in cui recitare una parte "altra da se" nel cyber-teatro che questo metaverso5 consente di interpretare.

E cosa ne è della sfera intima, emozionale e sentimentale? Questa sovrabbondanza di mezzi di comunicazione ci consente, quando vogliamo comunicare con i nostri amici o partner, di abbandonarci in sfrenate orge di sms (i gestori di telefonia ringraziano) o di messaggi su Messenger o sulla chat di Facebook, - magari sottraendo tempo e energie emozionali a un bell'incontro face to face, dove la necessità di adottare uno stile sincopato per comunicare tramite SMS, di scrivere in maniera sintetica nelle e-mail e nelle chat probabilmente rischiano di farci diventare "dei tirchi forzati" oltre che nell'oralità e nella scrittura, anche e soprattutto nei sentimenti.


Viene spontaneo domandarsi se stiamo rischiando di scivolare sempre più verso una "solitudine da tastiera", dove alla "iperestesia" delle forme di comunicazione, alla pervasività dei rapporti che si snodano in apparente vicinanza costantemente su tutto l'arco della giornata si accompagni un'anestesia delle genuine espressioni dei sentimenti. E questa "solitudine da tastiera" non tocca solo le nuove generazioni ma anche quelle un po' più mature: abbiamo tanti amici su Facebook ma con pochissimi ci vediamo di persona, e non solo perché sono lontani da noi. Perché allora, forse sbrigativamente e superficialmente, abbiamo confermato la loro richiesta di "amicizia - non amicizia"?

Si tratta solo di una "schizofrenia cibernetica" oppure dobbiamo ripensare al valore che in generale diamo al concetto di amicizia? E quante volte vediamo, anche nell'ambiente di lavoro, giovani e meno giovani (patetiche imitazioni di teen ager, della serie "vorrei ma non posso") che si lasciano andare in teneri dialoghi virtuali, magari a scapito della concentrazione lavorativa, con buona pace del Ministro Brunetta!

Perciò, è vero, le forme di comunicazione mediate dal computer, dal cellulare e presto anche dalla televisione interattiva fanno presagire un futuro entusiasmante e tutto da indovinare, ma è vero anche che le nuove tecnologie stanno cambiando i nostri comportamenti e il nostro modo di comunicare e di sentire, specie nei più giovani. Fermiamoci allora un po' a riflettere su come i linguaggi dei nuovi media stanno cambiando il nostro modo di vivere, di rapportarci con gli altri: in che modo e in cosa ci stanno cambiando? Stanno cambiando il nostro modo di comunicare, il nostro modo di sentire, anche intimamente? Riusciremo a liberarci della mediazione della tastiera nei nostri rapporti, anche quelli più intimi? E questi cambiamenti sono un'involuzione, come è facile, sbrigativo e forse qualunquista concludere, oppure solo una transizione verso un diverso modo di sentire, di lavorare, di giocare, di comunicare, insomma di vivere, dettato dai cambiamenti sociali indotti dalle nuove tecnologie? Dobbiamo sentirci fieri, rassicurati o preoccupati? E come affrontare il problema dell'educazione? In questo scenario la scuola, la famiglia, le istituzioni statali, sono pronte ad una consapevole educazione ai (sempre più) nuovi media? Sapranno la scuola e gli educatori del terzo millennio rispondere alle sfide dei nuovi media?

Punto di partenza dunque e snodo primario di chi voglia riflettere sulle dinamiche sociali di questo nostro tempo sono nuovi media. Tramite essi i "ragazzi digitali" hanno in mano un'arma formidabile che i loro padri - e ancor più i nonni - conoscono appena. Ma è un'arma a doppio taglio, che può far male a chi la usa. Sono tanti gli esempi di quello che chiamiamo "il lato oscuro della forza": da chi è stato ricattato o ha perso il posto di lavoro per aver messo foto o commenti su Facebook, dal marketing della persona (i grossi social network hanno alle spalle colossali meccanismi di elaborazione che spiano e immagazzinano tutti i nostri comportamenti per venderli alle aziende che fanno ricerche di mercato) ai favori sessuali di adolescenti che si concedono in cambio di ricariche del cellulare, alle web cam girl, ragazze che si spogliano in rete per pagarsi gli studi o arrotondare le loro entrate.

La cultura si sta rapidamente trasformando e non ci sembra che quella assimilata dai nostri ragazzi sia migliore di quella assimilata dalle generazioni precedenti, anzi, come già sottolineato ci inquieta non poco la prospettiva di una generazione digitale più ignorante della precedente e lasciata in balia dei nuovi media. Partendo dal presupposto che i giovani sono gli utilizzatori naturali di queste tecnologie, c'è il rischio di creare una spaccatura sempre maggiore nella società e di allontanarli dalle generazioni adulte. E' perciò necessario capire i giovani dal punto di vista dell'utilizzo delle nuove tecnologie e dei nuovi linguaggi per fondare una nuova pedagogia, che sappia inglobare questi nuovi valori e trasformarli in un patrimonio che le stesse nuove generazioni potranno trasmettere tra qualche anno.

 


1VPN: Virtual Private Nwetwork: possiamo definirlo come un collegamento remoto ad una rete aziendale

2Chiavetta wireless: un dispositivo mobile contenente una SIM Card come quella dei cellulari, che permette di avere a disposizione un collegamento a Internet ad alta velocità senza fili.

3Digital self: in questo caso intendo la propria identità sociale trasposta nel virtuale

4Avatar: è una diversa rappresentazione di se stesso (ad es.un'immagine di fantasia), della propria utenza in community, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line. Il luogo dimaggiore utilizzo degli avatar sono i forum, i programmi di instant messaging, e i giochi di ruolo on-line dove è d'uso crearsi unalter ego.

5Metaverso, contrazione di metaphisic universe, Dal romanzo SnowCrash di Neal Stephenson, Autore Neal Stephenson, Spectra 1992

Prossimi Eventi

29 Nov - 29 Nov 2017
Messa per i defunti della FSC
07 Dic - 07 Dic 2017
Consegna dei progetti di tesi
08 Dic - 08 Dic 2017
Vacat: Festa dell’Immacolata
13 Dic - 13 Dic 2017
Auguri natalizi
15 Dic - 15 Dic 2017
Collegio/Consiglio FSC
19 Dic - 19 Dic 2017
Ultimo giorno di lezioni
20 Dic - 20 Dic 2017
Inizio Vacanze di Natale

Newsletter

Iscriviti e ricevi tutte le novità dalla FSC!
Privacy e Termini di Utilizzo



(c) 2005-2015 Rome - UPS - All rights reserved | P.Iva 01091541001 | Powered by Joomla!®. Designed by: business hosting dot-COM domains Valid XHTML and CSS.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari ad offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più, consulta la nostra
cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.