Università Pontificia Salesiana - Roma


Ripensare Comunicazione-8030Il Convegno tenutosi all’Università Pontificia Salesiana in occasione del 25esimo compleanno della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale ha aperto numerosi spunti per una riflessione critica “universale”. Non solo per chi con la comunicazione lavora, per chi la studia o per chi la insegna, ma per quanti – consapevolmente o meno – questa capacità e dimensione così pienamente umana la esercitano per vivere, per condividere, per rappresentarsi il mondo e interagire con esso.

 

 

Ad inaugurare e modulare tutti i lavori del Convegno “Ripensare la Comunicazione” il Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, prof. Mauro Mantovani, docente di filosofia teoretica, il quale ha voluto tracciare la storia e l’evoluzione della Facoltà in occasione di questo importante compleanno. La parola è poi passata a Fabio Pasqualetti, Maria Antonia Chinello, Pier Cesare Rivoltella e Franco Lever che hanno rispettivamente illustrato elementi di scenario e punti chiave utili – a 25 anni dalla fondazione dell’ISCOS poi divenuto FSC – per quella che vuole essere una sorta di (r)evolution degli studi e delle applicazioni delle scienze della comunicazione.

 

Nel definire la comunicazione come sistema complesso, Pasqualetti ha evidenziato il potere delle parole (citando Pietro Barcellona): le parole sono in mano ai potenti e sono i media a fare da amplificatore per garantire in definitiva il controllo globale. I nostri immaginari e la stessa realtà sociale che viviamo sono continuamente ri-organizzate, attraverso la sistematica manipolazione dei linguaggi (visivi e verbali), in modo che la verità – spesso lontana da noi – sia ancora più difficile da perseguire. Si tratta di comprendere profondamente che la narrazione è in mano a due forze principali: l’economia e la tecnica, solitamente accentrate nelle mani delle élite economiche. La partita del potere sembra allora giocarsi sul tavolo del controllo dei big data e a questo tema si aggiunge la tendenza crescente alla deresponsabilizzazione come risultato di una crescente complessità (informativa) che spinge i singoli ad arrendersi nella ricerca del vero e di una visione d’insieme. Se c’è una speranza – e c’è – sono i movimenti dal basso, quelli che rivendicano una giustizia sociale (e in qualche caso riescono a organizzarsi e a vincere), ma il digital divide è ancora grande come la pressione degli interessi economici. Lo stesso Papa Francesco ha riconosciuto ai movimenti popolari il ruolo attivo e positivo nel pensare e lottare per un mondo più giusto e più attento alla persona e all’ambiente.

 

La prof.ssa Chinello rilancia il tema delle teorie e della capacità quindi di interrogarsi profondamente per andare oltre. L’essere è tale in quanto individuo in relazione con l’altro (citando Martin Buber) e in questo sguardo tra esistenze – che accettano o meno la comunicazione – troviamo il senso stesso del processo comunicativo che nella sua migliore espressione diventa la “buona reciprocità” di cui ci parla Roberto Mancini. Riaprirsi alla meraviglia dell’incontro autentico e della condivisione diventa quello che Papa Francesco in qualche modo suggerisce quando parla della “mistica” del vivere insieme.

 

Rivoltella ha affrontato ampiamente il tema della comunicazione attraverso la puntuale sistematizzazione delle sue principali dimensioni: informazionale, relazionale, esplorativa e partecipativa e per ognuna di esse esistono precise metafore e logiche. Ad esempio la dimensione informazionale porta con sè la metafora dei sistemi e vive in una logica epistemica (dati informazioni e teorie), mentre la dimensione relazionale incarna la metafora dello sguardo e vive di una logica affettiva (emozionale e di coinvolgimento della persona). Il docente ha poi sottolineato i rischi dell’overload comunicativo dove la mancanza di controllo della totalità dei saperi, l’insostenibile velocità (la ricerca è più lenta degli sviluppi tecnologici) e la conseguente difficoltà della cosiddetta “mente diffusa” (citando Georg Simmel ed Henry Jenkins e la difficoltà a gestire le estensioni tecnologiche e sociali) finiscono con il delineare una socialità a “bassa definizione”. C’è dunque bisogno di pensiero critico, pensiero posizionale (ovvero mettersi nei panni dell’altro secondo quanto suggerisce Martha Nussbaum), esperienza e senso di cittadinanza per uscire da un loop automatizzato che sembra impoverire le nostre facoltà, intellettuali e relazionali.

 

Franco Lever ha proposto una provocazione sull’evoluzione dei significati delle parole in base ai paradigmi rilevanti in una società, in particolare il termine comunicazione (circoscritta dallo Zingarelli nel 1922 all’area dei trasporti: vie di comunicazione marittime, ferroviarie), cambio che si realizza significativamente intorno agli anni ’60 sotto la spinta dell’istituzionalizzazione degli studi sulla comunicazione promossi negli USA da Wilbur Schramm. Lo studioso, progressivamente, ‘sposa’ una concezione della Comunicazione non solo relativa ai media, ma più in generale riconosce la sua ricca valenza umana e relazionale attraverso i contributi della sociologia, della psicologia, dell’antropologia, della semiotica, etc. Notevole il gap esistente tra l’uscita degli studi sulla comunicazione e la loro traduzione italiana. Se sono passati vent’anni prima che la stessa teoria dell’informazione fosse assimilata dai nostri dizionari laici, non stupisce il lento cammino della Chiesa verso la comunicazione, una tematica dibattuta all’interno del Concilio Vaticano II che annunciava l’apertura del Vaticano ai media. Lo stesso Inter Mirifica sebbene non usi esplicitamente il termine comunicazione, legge la realtà umana e la Chiesa in modo tale che la loro dimensione comunicativa si sprigiona da ogni documento. E il livello attuale di organizzazione e gestione della comunicazione della Chiesa è ampiamente testimoniato dall’assegnazione della Laurea honoris causa che la FSC ha consegnato a padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana. Un riconoscimento che premia non solo una professionalità impeccabile, ma anche uno stile di guida orientato alla pacatezza, all’ascolto, al servizio.

 

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 ph. © Giuseppe Natale e Stefania Postiglione

 

Nel pomeriggio della prima giornata di Convegno si è poi passati alle sessioni parallele di approfondimento, due in particolare quelle tenute dai docenti della FSC Peter Gonsalves e Cosimo Alvati: la prima sulla Comunicazione per la Pace e la seconda relativa al Fare la radio nell’università. Se nella prima sono emersi i fattori che contribuiscono all’inasprimento dei conflitti (i linguaggi iconici, verbali e audiovisivi utilizzati dai media) sottolineando così l’urgente necessità di riformulare un percorso vocazionale e accademico in grado di promuovere la pace, nella seconda l’esperienza didattica dei tirocini di radio ha evidenziato le notevoli abilità acquisite dagli studenti nel progettare e realizzare un programma completo e articolato. Gli altri docenti intervenuti sono stati: Daniel Arasa (Pontificia Università della Santa Croce) Comunicare la Chiesa nella rete: principi formativi e linee di azione; Pierpaolo Limone (Università degli Studi di Foggia) Formazione continua degli insegnanti aperta, online e accessibile a tutti; Rita Marchetti (Università degli Studi di Perugia) Presenza e utilizzo delle nuove tecnologie e del web nel mondo ecclesiale; Davide Parmigiani (Università degli Studi di Genova) Media, tablet e smartphone a scuola. Come utilizzarli dentro e fuori la scuola; Pier Giuseppe Rossi (Università degli Studi di Macerata) Didattica e comunicazione: un rapporto prospettico, ma complesso; John Wauck (Pontificia Università della Santa Croce) Gli sviluppi attuali degli studi di Comunicazione negli USA.

 

In conclusione della prima giornata del Convegno di celebrazione del 25esimo anno della Facoltà, dopo l’assegnazione del Dottorato honoris causa a Padre Federico Lombardi preceduta da diverse Laudatio, la parola è passata allo stesso responsabile della Sala Stampa Vaticana che ha voluto condividere una riflessione tanto densa quanto toccante di cui riportiamo solo qualche stralcio. Capire e conservare il valore delle culture diverse, privilegiare non l’audience ma le minoranze, saper resistere all’impopolarità, comprendere profondamente quante grandi imprese si possono compiere insieme per la comunicazione, corrispondere le attese di trasparenza ed essere pronti a pagare il prezzo della crescita nella verità. E soprattutto, a seguito della delicata fase in cui è stato necessario accompagnare Giovanni Paolo II nella sua lunga malattia, avere rispetto amoroso per la persona che guardi. Perché senza amore non c’è comunicazione.

 

La seconda giornata ha visto la presentazione di un video con brevi interviste ai partecipanti, preparato dal prof. Enrico Cassanelli, e l’interessante intervento per prof. Mario Morcellini, che ha anzitutto richiamati i tratti comuni emergenti dal percorso che portato all’istituzionalizzazione delle Scienze della Comunicazione nell’Università italiana, e che ha avviato una tradizione pienamente nazionale di studi sulle industrie culturali e sui consumi, inserendola però in una cornice di conoscenza scientifica di base senza trascurare il piano dell’analisi critica dei processi e dell’impegno al cambiamento. Retrospettivamente, ha rilevato Morcellini, è innegabile che quest’ultima dimensione sia stata probabilmente sottostimata, almeno in termini di economia dell’attenzione, a favore di un processo di consolidamento accademico rivelatosi complesso e logorante. I corsi hanno avuto comunque la benemerenza di mettere al centro del dibattito pubblico la necessità di una diversa apertura e qualità della comunicazione, ma l’hanno anche imposta definitivamente come paradigma di un piano formativo e di una ratio studiorum innovativi per l’Italia, accompagnati da una continua riflessione sui modelli pedagogici e sugli sbocchi professionali. L’intenzione di fare della comunicazione la leva di una formazione innovativa, come in tutti i paesi moderni e non solo quelli europei, ponendo al centro l’atlante dei saperi e delle enciclopedie di oggi diventa – in condizioni protocollari e verificate – la sottolineatura della necessità di mettere sempre più in comune il bene-comunicazione, rendendolo accessibile a tutti e non trascurando al tempo stesso la sua dimensione di cambiamento continuo. In questo senso l’intervento di Mario Morcellini ha illustrato con grande lucidità come la nascita dei corsi di comunicazione come un manifesto programmatico per fare dell’accademia il centro di una riflessione critica sulla modernità. Questo obbiettivo, forse insufficientemente esplicito negli anni della fondazione, diventa oggi di piena evidenza a fronte di una “depoliticizzazione delle scienze, e in particolare di quelle umane e sociali, che ha caratterizzato gli ultimi decenni”: come ha efficacemente scritto Ugo Mattei, questo appare oggi “il peccato mortale dell’accademia”, nella misura in cui il discorso relativo alla comunità e ai beni comuni, citando Antonio Banfi, “muove da una messa in discussione radicale di alcuni principi cardine... affermandosi come discorso rivoluzionario, propositivo e mirante alla trasformazione dell’esistente”.

 

Il Convegno si è concluso con la Concelebrazione eucaristica presieduta da d. Filiberto González Plascencia, Consigliere generale per la Comunicazione sociale dei Salesiani, che ha detto fra l’altro nella sua Omelia:

 

Ringrazio per l’invito a presiedere questa Eucaristia. Lo faccio con piacere da exallievo e come parte del primo gruppo di allievi fondatori, a quel momento, dell’ISCOS. Con l’Eucaristia vogliamo chiudere in questo momento la ricorrenza del XXV della nascita della Facoltà di Scienze della CS. Con la giornata di ieri si è offerta l’occasione di confronto sull’attuale situazione della comunicazione, grazie al contributo di esperti, docenti ed operatori della comunicazione, con lo scopo di  pensare al suo futuro sotto il profilo delle teorie, delle tecniche e delle didattiche. Momento particolarmente significativo è stato il conferimento a padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa Vaticana, del Dottorato honoris causa. Ieri eravamo nell’aula Paolo VI, e questa mattina nelle strutture operative (laboratori, installazioni) della Facoltà. Adesso siamo in un altro ambiente che sottolinea, all’interno della ricorrenza nel suo insieme, la gratitudine a Dio, che ha voluto ci fosse questa Facoltà per gloria sua e salvezza dei giovani. Siamo in una Cappella, uomini “esperti” in Dio, ricercatori di Dio, comunicatori di Dio: laici e laiche, consacrati nel Battessimo oppure nella vita religiosa o sacerdotale. Siamo qui per ringraziare il Signore e tante persone vive e defunte (d. Viganó, d. Roberto Giannatelli, i decani/presidi che si sono via via succeduti, e altri), alle quali si deve l’esistenza di questa Facoltà. […] Benedico Dio per la Facoltà di Comunicazione, per le persone che l’hanno costruita attente nella preghiera alla volontà del Padre, il vero fondatore. Prego Dio perché i comunicatori cristiani attenti nella preghiera alla volontà di Dio comunichino, come Gesù, la verità più grande: l’amore misericordioso verso tutti, nessuno mai escluso, l’amore di Dio manifestatosi in Gesù”.

 

Con la Celebrazione Eucaristica di sabato 15 novembre si è così chiusa un’intensa settimana per la FSC che aveva visto il giorno mercoledì 12 novembre la partecipazione sul Sagrato di Piazza San Pietro per l’Udienza generale di papa Francesco di un consistente gruppo – in rappresentanza dell’intera Facoltà – composto da docenti, studenti, exallievi e familiari docenti e loro familiari. Saluto […] gli studenti e docenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana, in occasione del 25° anniversario di fondazione”: così si è espresso papa Francesco durante l’incontro. Questa la breve testimonianza rilasciata dalla rappresentante degli studenti FSC al Consiglio di Facoltà, Nietta Albanese, che insieme con il Decano al termine dell’Udienza ha potuto salutare personalmente, a nome di tutti, papa Francesco: “Mai ho pensato che una stretta di mano potesse contenere così tanta felicità e armonia finché non ho stretto la Sua. Papa Francesco ha dedicato qualche minuto ad ognuno di noi, guardandoci negli occhi ad uno ad uno, regalandoci il suo sorriso e la sua stretta amichevole. Onorata di aver avuto quest’occasione e di aver rappresentato la Facoltà, spero che la gioia di quel momento resti stampata nel cuore – mio e di tutti gli studenti della FSC – in modo da poter vivere a pieno il Vangelo a casa, in università e nel lavoro per cui ci stiamo preparando”.

 




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