Università Pontificia Salesiana - Roma


a cristal boy"Abbiamo scelto una strada molto difficile, quella di far convivere il cinema e le espressioni proprie di ciascuna fede cercando di vedere dentro ognuna di esse lo spirito universale della religione".
 
Così don Massimo Manservigi, presidente di Religion Today, introduce la seconda mattinata di lavori dedicata alla filmografia ortodossa russa.
"Quando a Gesù chiedono: Maestro, dove abiti? Lui risponde: Vieni e vedi. Ecco, mi sembra che possiamo applicare al rapporto fra cinema e religione questa espressione perché qualsiasi confessione che crede in Dio non ha paura che qualcuno veda". Nel saluto di apertura, don Franco Lever riporta un passo del Vangelo per ricordare il ruolo del cinema nel dialogo religioso e presentare la pellicola "Il ragazzo di cristallo" del regista russo Alexander Tyapov (foto): "Mentre giravamo le riprese ci siamo resi conto che il protagonista Sasha Pushkaryov non è un bambino comune e, a dispetto dei suoi 14 anni, possiede così tanto ottimismo che basterebbe per altre due o tre persone. È questo elemento che ha fatto riscuotere successo al film".

Alexander Tyapov e Nun SophiaPresenti alla tavola rotonda che ha seguito la proiezione del documentario, Nun Sophia, direttrice del Festival del Cinema Ortodosso di Mosca, Ljudmilla Vasiljevna Stebenkova, vicepresidente del Parlamento Russo - Mosca, Iouri Goroulev, direttore del Festival Magnificat, Carlo Tagliabue, regista e docente della Fsc, e Alexander Tyapov.

"Quando un regista affronta temi spirituali - ha sottolineato Goroulev - è un contributo molto importante per lui e per il suo Paese". E Nun Sophia ha aggiunto: "Ho lavorato per anni con i bambini e sentivo la mancanza di uno strumento che mi permettesse di parlare ai loro cuori. Il cinema può raggiungere questo obiettivo, arrivare al cuore dei ragazzi". Nel suo intervento, Ljudmilla Stebenkova ha invece evidenziato l'importanza che il cinema riveste per la collettività, perché "una società può dirsi sana quando lo è moralmente" e "sebbene nessuno abbia il diritto di intromettersi nella vita privata delle persone, lo Stato deve occuparsi di promuovere i valori morali" anche attraverso il cinema.

In conclusione, Tagliabue ha sostenuto la necessità di comprendere "se siamo viandanti che girovagano senza scopo o pellegrini in cammino verso una meta" perché "il cinema può essere altamente religioso anche senza parlare di religione".




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