Università Pontificia Salesiana - Roma


La comunicazione autentica non si misura sull'influsso sugli altri ma sulla ricchezza dell'incontro. A sostenerlo è don Franco Lever, nuovo Decano della Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università Salesiana, che intervistato da ZENIT ha affermato: "La nostra opzione - punto di forza, ma anche sfida - è di studiare i media usando il loro stesso linguaggio".

lever_interv200.jpg La Facoltà di Comunicazione Salesiana è uno dei centri a Roma specializzati in comunicazione e Chiesa. Don Franco è anche Condirettore del Dizionario della comunicazione: F. Lever, P.C. Rivoltella, A. Zanacchi La comunicazione. Il dizionario di scienze e tecniche (Elledici, Rai-Eri, Las, Leumann (To) - Roma, 2002).  

Lei torna di nuovo alla carica di Decano: con quali priorità inizia questa nuova nomina?  

Don Franco: Il progetto didattico della Facoltà di Comunicazione Sociale (FCS) è ben definito e l'esperienza di questi anni ha confermato la bontà delle scelte compiute. Non mi sento quindi portatore di particolari novità. Desidero impegnarmi perché la Facoltà sia uno spazio dove gli studenti si sentano in un ambiente che li stimola e li sostiene nel realizzare i progetti che hanno nel cuore, progetti affidati loro - spesso - dalla diocesi, dalla comunità religiosa o civile di appartenenza. Un ambiente di studio, di ricerca e di vita per quasi 200 giovani, di 35 nazioni diverse. Un bel lavoro!


La Salesiana è un'università molto conosciuta per l'attenzione alla formazione multimediale: qual è secondo lei la forza degli studi di comunicazione che voi offrite?  

Don Franco: La nostra opzione - punto di forza ma anche sfida - è di studiare i media usando il loro stesso linguaggio. Riteniamo che non si possa capirli senza farne una qualche esperienza diretta e senza averne imparato il linguaggio. Crediamo anche che con i nuovi media si debbano adottare processi di apprendimento simili a quelli adottati da secoli per la scrittura: da sempre si insegna a leggere e a scrivere; non solo a leggere. Questo non è importante solo per chi domani sarà professionista dei media. E' vero per il ricercatore, per l'educatore, per il sacerdote, per chiunque voglia comunicare in modo da farsi capire dai suoi contemporanei. È una scelta tanto più importante oggi, perché la tecnologia va trasformando, ogni giorno di più, quelli che ritenevamo essere irrimediabilmente mass media in personal media. Il singolo non è più un semplice "lettore". Si vede in questi giorni su internet che cosa stanno facendo - in modo sconsiderato - anche i ragazzi. Mentre la loro scuola è ferma alla comunicazione scritta.  

Esiste un modo "salesiano" di fare comunicazione?  

sferaFSC.jpgDon Franco: Ce lo siamo chiesti anche noi, ma non siamo sicuri di aver trovato la risposta. Per ora lo sforzo è tutto concentrato nel capire che cosa voglia dire realizzare forme di comunicazione autentica, misurata non sull'efficacia con cui uno degli interlocutori può influire sull'altro, ma sulla ricchezza dell'incontro. Per saper comunicare come educatori, come annunciatori e servitori della Parola, utilizzando in modo professionale questi mezzi meravigliosi che lo sviluppo tecnico e il Buon Dio ci mettono a disposizione. Di salesiano in tutto questo c'è soprattutto la motivazione che ci spinge a prestare attenzione al mondo in cui vivono e respirano i giovani. Forse c'è anche un certo stile nello stare con loro. Non nascondo che ci piacerebbe che in Facoltà ci fosse il clima dell'oratorio di don Bosco, un clima fatto di spontaneità e di impegno nello stesso tempo.  

Come valuta la comunicazione nella Chiesa?  

Don Franco: Vorrei che non dessimo mai per scontato che la nostra sia una buona comunicazione solo perché parliamo del Bene. E poi, che seguissimo la strategia di Madre Teresa: essere una tale sorpresa e novità - un miracolo - da obbligare i media a parlare di noi. Sistema efficacissimo e del tutto gratuito.  

A parte il suo impegno nel campo della comunicazione, lei è anche studioso della croce di Gesù...  

Don Franco: Studioso è una parola troppo impegnativa. Sì, mi appassiona la storia del segno della croce e del Crocifisso. E' affascinante ripercorre la storia di questi simboli, attingendo all'arte, alla musica, alla poesia, alla letteratura, alla teologia, alla pietà popolare. E' una passione che desidero trasmettere agli studenti, per interessarli a capire da dove veniamo, per invitarli a studiare il modo in cui i nostri padri hanno espresso la fede. Perché il linguaggio religioso in forma di immagini e di suono non si può improvvisare.

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